La Trappola Genetica e le razze canine “pure”

 

LA TRAPPOLA GENETICA E LE RAZZE CANINE PURE

di Vittorino Meneghetti

 

Premessa

Il cane è un essere biologico pensante, quindi ogni “individuo cane” (e non la razza a cui appartiene) rappresenta il prodotto finito di un enorme serie di eventi biologi e genetici. Ciò che è davvero straordinario nei cani è la velocità con cui la selezione di un determinato carattere può portare ad un comportamento nuovo e mai visto prima.

Usando le teorie darwiniane, i cani dovrebbero essere visti come un avanzamento evolutivo con ottima variabilità genetica.

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Le razze canine sono state “inventate” da G. De Buffon nel 1755; fino ad allora non esisteva il concetto di razza ma quello di “tipo funzionale”, già nell’Antichità così distingueva i cani Aristotele rispetto alla loro origine, poi in epoca Romana Varrone e Columnella sistematizzarono il concetto di impiego (pastoralis, catenarius, pugnax) e anche nel tardo Rinascimento J. Keys (Caius) formalizzò una classificazione rispetto all’impiego.

Le moderne razze sono il frutto di una selezione naturale iniziale e successivamente artificiale. Quando diciamo che una razza è “pura”, in realtà possiamo affermare che lì c’è pochissima variazione genetica, ma la “purezza” della razza ha poco a che fare con il comportamento lavorativo di un ottimo cane a 360°.

Anzi! tanto più la razza è “pura” e tanto meno c’è margine per operare un cambiamento evolutivo e migliorativo: la selezione (naturale o artificiale) in una razza nel senso darwiniano è possibile laddove è presente una variazione anche minima di un carattere da migliorare.

Da molto tempo ormai mi occupo di cani da difesa e utilità ed ho potuto accertare come le odierne razze di cani derivano dal passato pastorale e trovano le proprie origini nel tardo neolitico; infatti i loro antenati sono i cani da pastore, conduttori e guardiani del gregge.

Se volessi ottenere Pastori Tedeschi o Dobermann con carattere e salute migliore, selezionerei gli esemplari più sani e più forti caratterialmente, ma per ottenere un’evoluzione e un miglioramento più significativo, nel senso precedentemente inteso, dovrei effettuare un’ibridazione con razze compatibili, così da creare gradualmente una linea sana: più variazione c’è in un carattere, più velocemente riuscirei a selezionare un miglioramento.

La selezione operata nel passato dai pastori neolitici riguardante la creazione di “razze” da lavoro pastorali, fu inevitabilmente creata tramite ibridazione per loro inconscia, la stessa che oggi conosciamo grazie gli inglesi con il termine di cross-breeding. L’ibridazione è un modo per produrre istantaneamente variabilità genetica, come in passato avveniva più o meno spontaneamente durante una transumanza.

La stessa creazione delle quattrocento e più razze “pure” riconosciute e documentate dalla F.C.I., è avvenuta a partire dal XIX secolo, tramite cross-breeding. Ad esempio il capitano Max Von Stephanitz ha utilizzato cani di diversa estrazione, per creare il Pastore Tedesco moderno, in particolare i cani ibridati dei pastori della Turingia. Analogamente osserviamo come i capo-stipidi dei cani da slitta sono un miscuglio di svariate razze, che furono usate anche per la “corsa all’oro” nel XIX secolo. Storicamente i migliori cani da lavoro, indipendentemente dalla razza, venivano fatti accoppiare tra di loro ed erano forti e sani.

L’ibridazione è, ahimè, un argomento tabù per la cinofilia ufficiale e tutti sappiamo il perché, non ostante anche durante la metà del XX secolo diversi i ricercatori genetisti abbiano definito l’ibridazione come una fonte naturale di variazione genetica per il miglioramento delle “razze” canine.

Gli Enti e le associazioni costituiti dalla cinofilia ufficiale, nel tentativo o meglio nell’intendimento di preservare ciascuna “razza”, hanno prodotto l’effetto esattamente contrario: trattare le “razze” come se fossero specie e non tante popolazioni, isolarle sessualmente nel tentativo di preservare il fenotipo storico ed ideale, ha portato alla degenerazione ed all’impoverimento del patrimonio genetico.

Nel giro di poche generazioni, questo isolamento sessuale dalla popolazione più numerosa, porta inevitabilmente a conseguenze terribili come patologie ereditarie e perdita delle doti caratteriali, in particolare là dove le linee di sangue vengono sempre più sviluppate in “purezza” ovvero da accoppiamenti tra soggetti consanguinei, in-breeding, diviene sempre più evidente la velocità con cui le qualità naturali si vengono a perdere ed il patrimonio genetico a degenerare.

Il genetista John Pollack della Cornell University (U.S.A.), tra i più famosi in questo campo, spiegò quanto tempo occorre per arrivare alla consanguineità degenerativa una volta isolata sessualmente una “razza”.

Con quanti stalloni si comincia ad allevare? Se si dispone di uno solo stallone la prima generazione sarà composta da fratelli e fratellastri e Già a partire dalla seconda generazione, tutti gli accoppiamenti saranno tra consanguinei. Se si cominciasse con due stalloni non imparentati allora sarà la consanguineità comincerebbe dalla terza generazione. Invece con cento stalloni fondatori non imparentati, l’in-breeding: comincerebbe dalla decima generazione, cioè circa quindici anni dopo.

Se per creare una nuova razza agli inizi del XX secolo si fosse cominciato con duecento stalloni, quella razza oggi si starebbe accoppiando tra consanguinei più o meno stretti da ottantacinque anni. Cosa si può fare per sottrarsi a questa “trappola genetica”? Bisognerebbe operare un cross-breeding ogni tre/quattro generazioni!

Gli allevatori al di fuori dei circuiti della cinofila ufficiale, che continuano a selezionare incrociando cani di razze diverse ma compatibili (es. tra lupoidi con lupoidi) per migliorare salute e carattere, vengono perseguiti ed emarginati dalla cinofilia ufficiale.

Ray Coppinger, che pure è considerato un’autorità nella cinofilia scientifica, mi ha confidato di esser stato aspramente criticato più volte dal Kennel Club americano per aver incrociato il candido Maremmano Abruzzese con i grigi Ciarplaninac. A queste critiche lui ha sempre risposto con le proprie evidenze, con gli studi sulle transumanze condotti in tutto il mondo pastorale, da cui ha riscontrato che il Maremmano Abruzzese e il Ciarplaninac non sono “razze” pure!

Quello che i moderni allevatori di cani di ”razze pure” dimenticano è che tutte le “razze” all’origine sono state un prodotto del cross-breding! Ecco perché, all’inizio della loro creazione, hanno prodotto degli ottimi cani sani e funzionali, che avevano tutta la salute e l’energia definita come “vigore ibrido”.

Oggi i cani da difesa e utilità sono tutti sulla soglia di un baratro proprio a causa della consanguineità, a maggior ragione quando si afferma un “campione” sul panorama internazionale, che viene impiegato come stallone (e pagato profumatamente) per le monte di tutti gli allevamenti che intendono dare lustro ai propri pedigree e in questo modo ricadono tutti nella “trappola genetica”: se la cinofilia ufficiale continuerà su questa strada, fra trenta/quarant’anni non avremo più cani da difesa e utilità sani e di carattere.

Saranno buoni almeno come da compagnia? Ai posteri l’ardua sentenza!

O meglio, come dice il mio amico Daniele Piacentini, famoso terrier man:  “a voi la risposta, non spetta a me preoccuparmi; io non sono l’unico che si interroga ma altri autorevoli esperti lo hanno fatto prima di me”.

Forum La Trappola Genetica e le razze canine “pure”

Questo argomento contiene 40 risposte, ha 12 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Daniele 5 anni, 6 mesi fa.

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  • Autore
    Articoli
  • #305

    Admin
    Admin
    • Genere: Maschio
      • @admin

      Vittorino Meneghetti, esperto di etologia e zootecnia, ci spiega perché l’allevamento “in purezza” sta portando alla degenerazione delle razze canine ufficialmente riconosciute dalla FCI, attraverso l’impoverimento del patrimonio genetico e la fissazione dei difetti attraverso la consanguineità più o meno stretta.
      [Leggi l’intero articolo presso: La Trappola Genetica e le razze canine “pure”]

      #51104

      Admin
      Admin
      • Genere: Maschio
        • @admin

        carissimi, vi inoltro l’ultimo articolo di Vittorino Meneghetti, che ha voluto concedere in anteprima ai nostri lettori (sul sito di A.C.A.M.P. verrà pubblicato dopo l’epifania)

        spero sia di vostro interesse
        :cheer:

        Premessa

        Il cane è un essere biologico pensante, quindi ogni “individuo cane” (e non la razza a cui appartiene) rappresenta il prodotto finito di un enorme serie di eventi biologi e genetici. Ciò che è davvero straordinario nei cani è la velocità con cui la selezione di un determinato carattere può portare ad un comportamento nuovo e mai visto prima.
        Usando le teorie darwiniane, i cani dovrebbero essere visti come un avanzamento evolutivo con ottima variabilità genetica.

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        Le razze canine sono state “inventate” da G. De Buffon nel 1755; fino ad allora non esisteva il concetto di razza ma quello di “tipo funzionale”, già nell’Antichità così distingueva i cani Aristotele rispetto alla loro origine, poi in epoca Romana Varrone e Columnella sistematizzarono il concetto di impiego (pastoralis, catenarius, pugnax) e anche nel tardo Rinascimento J. Keys (Caius) formalizzò una classificazione rispetto all’impiego.
        Le moderne razze sono il frutto di una selezione naturale iniziale e successivamente artificiale. Quando diciamo che una razza è “pura”, in realtà possiamo affermare che lì c’è pochissima variazione genetica, ma la “purezza” della razza ha poco a che fare con il comportamento lavorativo di un ottimo cane a 360°.
        Anzi! tanto più la razza è “pura” e tanto meno c’è margine per operare un cambiamento evolutivo e migliorativo: la selezione (naturale o artificiale) in una razza nel senso darwiniano è possibile laddove è presente una variazione anche minima di un carattere da migliorare.
        Da molto tempo ormai mi occupo di cani da difesa e utilità ed ho potuto accertare come le odierne razze di cani derivano dal passato pastorale e trovano le proprie origini nel tardo neolitico; infatti i loro antenati sono i cani da pastore, conduttori e guardiani del gregge.
        Se volessi ottenere Pastori Tedeschi o Dobermann con carattere e salute migliore, selezionerei gli esemplari più sani e più forti caratterialmente, ma per ottenere un’evoluzione e un miglioramento più significativo, nel senso precedentemente inteso, dovrei effettuare un’ibridazione con razze compatibili, così da creare gradualmente una linea sana: più variazione c’è in un carattere, più velocemente riuscirei a selezionare un miglioramento.
        La selezione operata nel passato dai pastori neolitici riguardante la creazione di “razze” da lavoro pastorali, fu inevitabilmente creata tramite ibridazione per loro inconscia, la stessa che oggi conosciamo grazie gli inglesi con il termine di cross-breeding. L’ibridazione è un modo per produrre istantaneamente variabilità genetica, come in passato avveniva più o meno spontaneamente durante una transumanza.
        La stessa creazione delle quattrocento e più razze “pure” riconosciute e documentate dalla F.C.I., è avvenuta a partire dal XIX secolo, tramite cross-breeding. Ad esempio il capitano Max Von Stephanitz ha utilizzato cani di diversa estrazione, per creare il Pastore Tedesco moderno, in particolare i cani ibridati dei pastori della Turingia. Analogamente osserviamo come i capo-stipidi dei cani da slitta sono un miscuglio di svariate razze, che furono usate anche per la “corsa all’oro” nel XIX secolo. Storicamente i migliori cani da lavoro, indipendentemente dalla razza, venivano fatti accoppiare tra di loro ed erano forti e sani.
        L’ibridazione è, ahimè, un argomento tabù per la cinofilia ufficiale e tutti sappiamo il perché, non ostante anche durante la metà del XX secolo diversi i ricercatori genetisti abbiano definito l’ibridazione come una fonte naturale di variazione genetica per il miglioramento delle “razze” canine.
        Gli Enti e le associazioni costituiti dalla cinofilia ufficiale, nel tentativo o meglio nell’intendimento di preservare ciascuna “razza”, hanno prodotto l’effetto esattamente contrario: trattare le “razze” come se fossero specie e non tante popolazioni, isolarle sessualmente nel tentativo di preservare il fenotipo storico ed ideale, ha portato alla degenerazione ed all’impoverimento del patrimonio genetico.
        Nel giro di poche generazioni, questo isolamento sessuale dalla popolazione più numerosa, porta inevitabilmente a conseguenze terribili come patologie ereditarie e perdita delle doti caratteriali, in particolare là dove le linee di sangue vengono sempre più sviluppate in “purezza” ovvero da accoppiamenti tra soggetti consanguinei, in-breeding, diviene sempre più evidente la velocità con cui le qualità naturali si vengono a perdere ed il patrimonio genetico a degenerare.
        Il genetista John Pollack della Cornell University (U.S.A.), tra i più famosi in questo campo, spiegò quanto tempo occorre per arrivare alla consanguineità degenerativa una volta isolata sessualmente una “razza”.
        Con quanti stalloni si comincia ad allevare? Se si dispone di uno solo stallone la prima generazione sarà composta da fratelli e fratellastri e Già a partire dalla seconda generazione, tutti gli accoppiamenti saranno tra consanguinei. Se si cominciasse con due stalloni non imparentati allora sarà la consanguineità comincerebbe dalla terza generazione. Invece con cento stalloni fondatori non imparentati, l’in-breeding: comincerebbe dalla decima generazione, cioè circa quindici anni dopo.
        Se per creare una nuova razza agli inizi del XX secolo si fosse cominciato con duecento stalloni, quella razza oggi si starebbe accoppiando tra consanguinei più o meno stretti da ottantacinque anni. Cosa si può fare per sottrarsi a questa “trappola genetica”? Bisognerebbe operare un cross-breeding ogni tre/quattro generazioni!
        Gli allevatori al di fuori dei circuiti della cinofila ufficiale, che continuano a selezionare incrociando cani di razze diverse ma compatibili (es. tra lupoidi con lupoidi) per migliorare salute e carattere, vengono perseguiti ed emarginati dalla cinofilia ufficiale.
        Ray Coppinger, che pure è considerato un’autorità nella cinofilia scientifica, mi ha confidato di esser stato aspramente criticato più volte dal Kennel Club americano per aver incrociato il candido Maremmano Abruzzese con i grigi Ciarplaninac. A queste critiche lui ha sempre risposto con le proprie evidenze, con gli studi sulle transumanze condotti in tutto il mondo pastorale, da cui ha riscontrato che il Maremmano Abruzzese e il Ciarplaninac non sono “razze” pure!
        Quello che i moderni allevatori di cani di ”razze pure” dimenticano è che tutte le “razze” all’origine sono state un prodotto del cross-breding! Ecco perché, all’inizio della loro creazione, hanno prodotto degli ottimi cani sani e funzionali, che avevano tutta la salute e l’energia definita come “vigore ibrido”.
        Oggi i cani da difesa e utilità sono tutti sulla soglia di un baratro proprio a causa della consanguineità, a maggior ragione quando si afferma un “campione” sul panorama internazionale, che viene impiegato come stallone (e pagato profumatamente) per le monte di tutti gli allevamenti che intendono dare lustro ai propri pedigree e in questo modo ricadono tutti nella “trappola genetica”: se la cinofilia ufficiale continuerà su questa strada, fra trenta/quarant’anni non avremo più cani da difesa e utilità sani e di carattere.
        Saranno buoni almeno come da compagnia? Ai posteri l’ardua sentenza!
        O meglio, come dice il mio amico Daniele Piacentini, famoso terrier man: “a voi la risposta, non spetta a me preoccuparmi; io non sono l’unico che si interroga ma altri autorevoli esperti lo hanno fatto prima di me”.

        #51132

        mccaw
        Moderatore
          • @mccaw

          Un articolo interessantissimo.

          Vorrei evidenziare una cosa:

          Gli Enti e le associazioni costituiti dalla cinofilia ufficiale, nel tentativo o meglio nell’intendimento di preservare ciascuna “razza”, hanno prodotto l’effetto esattamente contrario: trattare le “razze” come se fossero specie e non tante popolazioni, isolarle sessualmente nel tentativo di preservare il fenotipo storico ed ideale, ha portato alla degenerazione ed all’impoverimento del patrimonio genetico.

          La cosa ancor più aberrante è che in talune razze sono andati ancor più a restringere il pool genetico eliminando certi colori, magari presenti tra i progenitori, penso al pastore tedesco bianco che oggi vediamo con il nome di Pastore Svizzero Bianco, o il Boxer bianco, o l’Alano Merle (di cui oggi si è mosso qualcosa) che è impossibile da eliminare poiché è indispensabile per avere la colorazione arlecchino.
          Oppure ancora a quelle razze che sono state divise in varietà non accoppiabili in base alla tessitura del pelo o alla sua colorazione, mi vengono in mente i belgi Groenlander e Tervueren oppure i Fox terrier. Queste razze tra l’altro in passato venivano fatte incrociare tra di loro.
          Non capisco perché se due razze o meglio varietà sono perfettamente identiche tra di loro e l’unica cosa che differisce è il tipo di pelo non vengano fatte accoppiare tra di loro; oggigiorno con le conoscenze di genetica dovrebbe essere un motivo in più per poterle incrociare tra di loro.

          Ray Coppinger, che pure è considerato un’autorità nella cinofilia scientifica, mi ha confidato di esser stato aspramente criticato più volte dal Kennel Club americano per aver incrociato il candido Maremmano Abruzzese con i grigi Ciarplaninac. A queste critiche lui ha sempre risposto con le proprie evidenze, con gli studi sulle transumanze condotti in tutto il mondo pastorale, da cui ha riscontrato che il Maremmano Abruzzese e il Ciarplaninac non sono “razze” pure!

          Se uno proprio volesse potrebbe anche incrociare soggetti simili tra di loro anche se di razze diverse e poi far entrare se possibile i cuccioli tramite il R.S.R.
          Si potrebbero ipotizzare incroci tra Komondor (immaginatelo senza il tipico mantello) – Romanian Mioritc Shepherd – Pastore della Russia Meridionale.
          Oppure tra il Maremmano e TatraCuvac, ecc.

          #51135

          espada
          Utente
            • @espada

            Se uno proprio volesse potrebbe anche incrociare soggetti simili tra di loro anche se di razze diverse e poi far entrare se possibile i cuccioli tramite il R.S.R.
            Si potrebbero ipotizzare incroci tra Komondor (immaginatelo senza il tipico mantello) – Romanian Mioritc Shepherd – Pastore della Russia Meridionale.
            Oppure tra il Maremmano e TatraCuvac, ecc.

            premesso che il R.S.R. è un’opzione percorribile solo agli inizi del riconoscimento di una razza; una volta che si crea una popolazione sufficientemente ampia la “razza” viene esclusa dal novero di quelle che possono accedere al Registro Supplementare.

            inoltre puoi ricorrervi per “razze” recenti, non per nuove ibridazioni, quindi comunque dovresti presentare i cani in esposizioni per essere valutata la loro TIPICITA’ (rispetto a una determinata “razza”) da un giudice all-round.

            in ogni caso è una procedura che può riuscire solo in “prima generazione”, perché dalla seconda in poi entrambi i genitori devono essere iscritti al Registro (oltre che, fortunatamente, non consaguinei).

            per maggiori info:
            https://www.canedifamiglia.com/index.php/forum/cinognostica-cinotecnia-cinologia-cinofilia/12903-rsr-roi-certificato-di-tipicita-e-pedigree

            a mio parere converrebbe piuttosto ibridare i cani e infischiarsene del pedigree, come fanno i pastori!

            guarda ad esempio il soggetto ripreso in queste foto:
            http://www.acamp.it/index.php/prove-di-selezione-zootecnica/54-prove-attitudinali-per-cani-da-pastore-guardiani?showall=1&limitstart=

            è un incrocio tra Pastore Maremmano e Pastore del Caucaso, di una cucciolata nata nell’ambito di un progetto del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano

            #51136

            Daniele
            Utente
              • @messico

              Articolo davvero interessante, con cui concordo pienamente. Tempo fa avevo linkato questo, si tratta di un articolo che parla degli effetti della consanguineità…

              Gli allevatori al di fuori dei circuiti della cinofila ufficiale, che continuano a selezionare incrociando cani di razze diverse ma compatibili (es. tra lupoidi con lupoidi) per migliorare salute e carattere…

              E forse questa è l’unica strada da percorrere se si vuole evitare che dei cani di utilità rimanga solo il ricordo (ovviamente lasciando perdere il parere della cinofilia ufficiale)…

              #51137

              mccaw
              Moderatore
                • @mccaw

                Se uno proprio volesse potrebbe anche incrociare soggetti simili tra di loro anche se di razze diverse e poi far entrare se possibile i cuccioli tramite il R.S.R.
                Si potrebbero ipotizzare incroci tra Komondor (immaginatelo senza il tipico mantello) – Romanian Mioritc Shepherd – Pastore della Russia Meridionale.
                Oppure tra il Maremmano e TatraCuvac, ecc.

                premesso che il R.S.R. è un’opzione percorribile solo agli inizi del riconoscimento di una razza; una volta che si crea una popolazione sufficientemente ampia la “razza” viene esclusa dal novero di quelle che possono accedere al Registro Supplementare.[/quote]

                Fosse per me il RSR sarebbe sempre aperto.
                Comunque è aperto anche per moltissime razze, nel bergamasco ad esempio è sempre stato aperto.

                inoltre puoi ricorrervi per “razze” recenti, non per nuove ibridazioni, quindi comunque dovresti presentare i cani in esposizioni per essere valutata la loro TIPICITA’ (rispetto a una determinata “razza”) da un giudice all-round.

                in ogni caso è una procedura che può riuscire solo in “prima generazione”, perché dalla seconda in poi entrambi i genitori devono essere iscritti al Registro (oltre che, fortunatamente, non consaguinei).

                E’ anche vero però che vi sono razze fenotipicamente moltissimo somiglianti fra loro, alcune di esse le definirei varianti regionali di una stessa razza.

                #51138

                fubiano
                Utente
                  • @fubiano

                  al solito il Meneghetti oltre ad essere chiaro e preciso ci suggerisce notevoli spunti di riflessione.
                  in un altro post abbiamo parlato di longevità e qui ci sono delle possibili risposte in altri abbiamo parlato di degrado caratteriale e anche qui troviamo una risposta purtroppo la cinofilia ufficiale non gli darà mai retta.

                  #51142

                  Admin
                  Admin
                  • Genere: Maschio
                    • @admin

                    E’ anche vero però che vi sono razze fenotipicamente moltissimo somiglianti fra loro, alcune di esse le definirei varianti regionali di una stessa razza.

                    infatti in molti casi lo sono!
                    prendiamo ad esempio il Pastore Apuano (Alpi Apuane), il Pastore di Oropa (Alpi Biellesi), il Pastore della Lessinia (Alpi Orientali)…

                    :cheer:

                    ma del Pastore delle Alpi qualcosa abbiamo già detto e qualcosa diremo in altri topic (ora non vorrei creare troppe aspettative, ma ci sono altre varianti locali sulle quali vale la pena fare poi un approfondimento in separata sede)

                    il problema rimane: cosa si vuole far “riconoscere ufficialmente”?

                    il Pastore delle Alpi? benissimo! e ben venga l’incrocio tra le diverse popolazioni regionali!

                    si vuole invece far riconoscere le singole varianti locali? allora, dopo la prima generazione, i genitori saranno già iscritti nell’una o nell’altra variante e dovranno mantenersi distinte le loro linee di sangue!

                    #51177

                    bonafede
                    Utente
                      • @bonafede

                      Ho letto con molto interesse ed approvazione l’articolo postato così come quello altrettanto notevole richiamato da Messico.
                      Tuttavia mi sorgono le mie solite perplessità da profano.
                      La prima è che normalmente quando si fanno delle statistiche e studi sulle malattie tipiche di una razza si attingono dati inerenti a cani la cui appartenenza non è attestata, ossia nel calderone per calcolare l’incidenza, ad esempio, della displasia nel pastore tedesco, finiscono esemplari con pedigree di diverse associazioni o senza, di privati, simil razza ecc. (nessun veterinario mi ha mai chiesto un pedigree ed ha “classificato” la razza in base a quello che vedeva).
                      La seconda è legata ad una mia triste e recente esperienza personale durante la quale ho “frequentato” per poco più di un mese quotidianamente una clinica dove portavo il mio cane malato.Come è ovvio che sia ho avuto modo di conoscere tanti poveri cani sfortunati come il mio, afflitti anch’essi dalle più svariate malattie che solitamente affliggono i cani di razza “pura”, sebbene però fossero tutti meticci.
                      Ora non so perché la frase che mi sono sentito ripetere spesso dai veterinari (piuttosto prevenuti), soprattutto nei momenti più tragici del decorso, è che il mio cane aveva la “colpa” di essere un cane di razza con l’aggravante “bulldog inglese”, gli altri invece erano cani semplicemente sfortunati.

                      #51203

                      dino0977
                      Utente
                      • Località: Cosenza
                      • Genere: Maschio
                        • @dino0977

                        Articolo molto interessante. Sicuramente come ho sempre sostenuto, e sempre sostengo (sopratutto con chi parla male del Corso che sicuramente come razza è allo sbando, ma ne più e ne meno di molte altre meno conosciute e meno criticate, sono poche le razze selezionate in un certo modo, e quasi tutte al di fuori dell’ENCI e della FCI) i cani di ”razza” non esistono. Sono solo frutto di cross forzati dall’uomo. Accoppiando soggetti consanguinei è palese che alla lunga si trasmettono tare ai discendenti, tare che aumentano con il passare delle generazioni poiche la variabilità genetica dei soggetti è ridotta all’osso. In tempi passati, come diceva Meneghetti, i pastori, i massari, i cacciatori, chiunque utilizzasse un cane per il lavoro (attenzione i ”cani di famiglia” erano tutti lavoratori, non esisteva che l’amico animale dormisse beato sul divano senza dover svolgere nessun compito di utilità) cercava di ottenere il soggetto migliore incrociando cani diversi, anche di diverse tipologie fisiche (molossoidi, lupoidi, graiodi), ma con attitudini caratteriali e fisiche simili, eliminando dalla riproduzione quei soggetti che non facevano al caso loro (per carattere per tempra ,per problemi fisici ecc.). Oggi altre a tutto questo, descritto perfettamente nell’articolo di Meneghetti si accoppiano cani, non solo consanguinei, ma anche soggetti che in natura, purtroppo sarebbero morti, cuccioli malati alla nascita, che di conseguenza spesso e volentieri oltre alle tare genetiche trasmettono alla progenie problematiche di salute che nei cani ”antichi” non sarebbero mai potute esistere.

                        #51216

                        mccaw
                        Moderatore
                          • @mccaw

                          E’ anche vero però che vi sono razze fenotipicamente moltissimo somiglianti fra loro, alcune di esse le definirei varianti regionali di una stessa razza.

                          infatti in molti casi lo sono!
                          prendiamo ad esempio il Pastore Apuano (Alpi Apuane), il Pastore di Oropa (Alpi Biellesi), il Pastore della Lessinia (Alpi Orientali)…

                          :cheer:

                          ma del Pastore delle Alpi qualcosa abbiamo già detto e qualcosa diremo in altri topic (ora non vorrei creare troppe aspettative, ma ci sono altre varianti locali sulle quali vale la pena fare poi un approfondimento in separata sede)

                          il problema rimane: cosa si vuole far “riconoscere ufficialmente”?

                          il Pastore delle Alpi? benissimo! e ben venga l’incrocio tra le diverse popolazioni regionali!

                          si vuole invece far riconoscere le singole varianti locali? allora, dopo la prima generazione, i genitori saranno già iscritti nell’una o nell’altra variante e dovranno mantenersi distinte le loro linee di sangue![/quote]

                          Questi poi hanno certamente un certo grado di imparentamento con il bergamasco, la cosa più evidente è il gene Merle.
                          La cosa più auspicabile forse sarebbe una fusione in un unica razza, mi viene in mente il Maremmano-Abruzzese che da due varietà regionali si creò una singola razza; eppure in internet si trova anche chi vorrebbe dividerlo in due razze.

                          #51225

                          Daniele
                          Utente
                            • @messico

                            In tempi passati, come diceva Meneghetti, i pastori, i massari, i cacciatori, chiunque utilizzasse un cane per il lavoro (attenzione i ”cani di famiglia” erano tutti lavoratori, non esisteva che l’amico animale dormisse beato sul divano senza dover svolgere nessun compito di utilità) cercava di ottenere il soggetto migliore incrociando cani diversi, anche di diverse tipologie fisiche (molossoidi, lupoidi, graiodi), ma con attitudini caratteriali e fisiche simili, eliminando dalla riproduzione quei soggetti che non facevano al caso loro (per carattere per tempra ,per problemi fisici ecc.).

                            A mio parere è proprio per questo che molte razze di cani utilizzati nella caccia (magari non riconosciute, ma realmente utilizzate nella caccia), si stanno salvando dal degrado: in questi casi la selezione è, in primo luogo, basata sulla funzionalità reale del cane. Ovviamente ci sono delle eccezioni, come i setter irlandesi, ma credo le le razze meno colpite dal degrado siano quelle selezionate in seguito a reali abilità.
                            Al contrario quelle più colpite sono quelle che vengono sottoposte solo a “test di bellezza” come il Labrador e il Bovaro del Bernese.

                            normalmente quando si fanno delle statistiche e studi sulle malattie tipiche di una razza si attingono dati inerenti a cani la cui appartenenza non è attestata, ossia nel calderone per calcolare l’incidenza, ad esempio, della displasia nel pastore tedesco, finiscono esemplari con pedigree di diverse associazioni o senza, di privati, simil razza ecc. (nessun veterinario mi ha mai chiesto un pedigree ed ha “classificato” la razza in base a quello che vedeva).

                            E’ sicuramente vero che a volte nelle statistiche si trovano anche soggetti senza pedigree, ma non dimentichiamo che sono colpiti da gravi malattie ereditarie anche soggetti con pedegree “di qualità”. Continuando ad eliminare i soggetti che manifestano tare ereditarie si perde variabilità genetica, si aumenta la consanguineità, quindi anche la possibilità di incontrare nuove tare ereditarie.

                            Per quanto riguarda l’unione delle razze divise solo dalla territorialità, non si otterrerbbe una cosa simile a quella fatta con il pastore italiano?
                            Personalmente preferisco un cross-breeding controllato ad un cocktail del quale poi si perderebbero le origini.

                            #51226

                            Gianni
                            Utente
                              • @iomedesimo

                              Solo una piccola precisazione riguardo i Setter irlandesi. È assolutamente vero che rispetto agli altri cani da caccia l’irlandese è stato quello che più ha sofferto la moda delle esposizioni, ma quando ai primi dell’Ottocento fu incrociato per ottenere il mantello completamente rosso era per uno scopo funzionale, cioè quello di distinguerlo meglio nelle nebbie inglesi e irlandesi. Poi la moda prese il sopravvento soprattutto quando nel 1873 fu istituito il Kennel Club inglese. Da allora l’ipertipo è stato ricercato sempre di più fino ad arrivare agli estremi di alcuni soggetti americani con frange così lunghe che portali nei boschi sarebbe un dramma….

                              #51235

                              peter-parker
                              Utente
                                • @peter-parker

                                L’articolo mette in discussione lo stesso concetto di razza che viene colpevolizzato della perdita di funzionalità dei cani.
                                Non si tratta, secondo me, di ipotizzare una sua applicabilità nella cinofilia moderna ma di prendere atto della portata rivoluzionaria del concetto espresso.

                                #51238

                                Daniele
                                Utente
                                  • @messico

                                  @Iomedesimo
                                  Sono d’accordo con te… non stavo criticando la ricerca del rosso e la razza in sè :-) Ho solo usato il setter irlandese come esempio di razza nata per la caccia (e che si sarebbe potuta selezionare per la reale funzionalità del cane) che purtroppo ha subito un declino e, di conseguenza, viene spesso esclusa dalle razze funzionali nella caccia

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