Cani rustici o cinofilia ufficiale?

Lettera aperta di Tino D’Angelo agli allevatori del vero Volpino Italiano

Salve a tutti,

questo scritto è una riflessione ad alta voce. Premetto che è molto lungo (è una lettera aperta) e vi chiedo quindi la pazienza di voler arrivare fino alle conclusioni, così da poter avere un vostro parere, anche se ho la sensazione che probabilmente sarà difficile giungere al capo della matassa.

Per dovere di cronaca devo dire per chi non lo sapesse – ma anche una rinfrescatina a chi lo sa già non guasta – che non ho mai avuto pedigree per scelta: non ho mai fatto riconoscere dall’ENCI i miei Abruzzesi in primis per non chiamarli maremmani (oltre che per altri motivi ovviamente) e neppure ho voluto i pedigree dei cani che ho preso dai pastori quando questi ne fossero in possesso.  Non ho mai iscritto i miei Corsi perché lo standard per me non rappresenta correttamente la razza (un motivo per tutti: il prognatismo che per me non esiste per concetto) e lo stesso vale per i Volpini. Quindi – come mi ha detto una ragazza che ha partecipato al raduno di Porto Viro che si era trovata in un discorso tra me e Alessio Nisticò in cui evidenziavo il mio disappunto verso l’ENCI – sono coerente, sì, lo sono come pochi aggiungerei.

Non sono come la maggior parte degli allevatori per passione (si fa per dire) che predicano bene e razzolano male (e tante persone ingenue ci credono pure, sostenendoli e difendendoli a spada tratta ogni qualvolta se ne presenti l’occasione), di quelli che parlano male dell’ENCI solo per darsi un “sapore” più antico ma poi sono i primi a iscrivere propri i cani al Libro Genealogico così da poterli vendere a prezzi maggiori, ovviamente iniziando con pedigree falsi (altrimenti non si spiegherebbe come sia stato possibile averli, visto che non hanno iniziato ad allevare con capostipiti riconosciuti). Costoro parlano male dell’ENCI e di tutto il sistema con chi è contro; invece a chi è a favore mostrano con vanto il pedigree….

Questo “cappellino” introduttivo, per dire che io non sono pro ENCI (quello “malato”), né tantomeno ho intenzione di perdere la mia coerenza. Però, leggendo vari interventi, devo dire che ho riscontrato tante verità ma anche molte inesattezze e/o luoghi comuni, potrei aggiungere altro, ma come dire…. ho raggiunto un’età in cui non ho più voglia di fermarmi in tutte le stazioni come un treno regionale; come ho detto in apertura, voglio fare semplicemente una riflessione ad alta voce, possibilmente costruttiva – senza dimenticare quanto affermato all’inizio, ovvero che molto probabilmente non si arriverà a nessuna conclusione, forse…

Ha senso l’ufficialità della razza?

Fatte queste premesse, credo che “l’ufficialità” sia una cosa importante per il bene di una “razza” (chi mi conosce sa perché scrivo razza tra le virgolette), perfino il famigerato Pitbull Terrier (quello vero) aveva un suo registro di razza, come lo hanno i tori da monta e tutte le razze di animali da reddito, oggi credo lo sia più di ieri considerando i passi da gigante fatti nel campo della genetica.

Quindi il problema dove sta? Io penso che, al solito, è nella cattiva gestione delle cose. Ho visto che qualcuno dà la colpa all’ENCI, qualcun altro agli allevatori, ecc. Siamo alla solita storia del cane che si morde la coda (così rimaniamo strettamente legati al tema). Vero è che l’ENCI, in quanto ente super partes dovrebbe controllare ciò che succede negli allevamenti, dovrebbe tenere sotto controllo la consanguineità, dovrebbe accertarsi che i pedigree siano veritieri (e sarebbe una gran bella cosa, molto utile ai fini di una selezione).

Questo è uno dei motivi principali che mi ha anche sempre portato a non credere in questo pezzo di carta: il più delle volte non sono veritieri! Servono semplicemente, come ho già detto, ad aumentare il valore commerciale del cane. Questo però non vuol dire che non siano utili! Io dei miei cani ho tutti gli alberi genealogici ovvero i pedigree, quelli veri! Ma non hanno nessun valore aggiunto, perché non riconosciuti – e non riconoscibili, aggiungo – in quanto i miei cani (dico “miei” intendendo il mio progetto di selezione che porto avanti con alcuni amici collaboratori per Volpini, Cani Da Presa e Abruzzesi) non rientrano nelle maglie – per me troppo strette – dei rispettivi standard, oltre che per alcune caratteristiche non condivise affatto come già accennato in precedenza.

Ora io non so com’è strutturato questo Ente al suo interno in quanto non me ne sono mai interessato, ma credo che a capo dovrebbero esserci degli addetti ai lavori, magari dei genetisti di comprovata onestà intellettuale (perla sempre più rara, che dovrebbe essere insita nell’uomo ma purtroppo non lo è) e avere dei controllori che dovrebbero dire: “signori possiamo confrontare oggettivamente i vostri cani (con pedigree) con lo standard?” E, qualora il cane o i cani in oggetto siano totalmente difformi, ci si dovrebbe fare qualche domanda e prendere una decisione: o si cambia lo standard o si cambia come si allevano i cani, altrimenti c’è una incongruenza che non può sussistere!

Ma questo non è mai avvenuto perché l’Ente ha giovato dei proventi ricavati dalle iscrizioni dei cuccioli e gli allevatori (quelli appassionati, che allevano con amore e contro questo grande vampiro succhiasoldi, ma con i suoi pedigree) hanno giovato di bottini più proficui. Di chi sarà quindi la colpa?

Allevatori amatoriali veri o presunti (sedicenti)

Dico sempre che sono molto più onesti intellettualmente quegli allevatori che si dichiarano ufficialmente e fanno i cani come vuole lo standard ENCI, piuttosto che quelli che si nascondono dietro il sempre più fragile paravento dell’allevamento amatoriale, ma poi ogni volta che accedi a facebook (gesto ormai ahimè sempre più automatico) ti trovi bersagliato dalle notifiche che ti sbattono in faccia i cani del loro allevamento “amatoriale”, una volta perché hanno fatto la cacca, un’altra perché hanno alzato la zampa, un’altra perché hanno abbaiato… Eh sì perché queste sono cose rare e quindi vanno fatte vedere, e allora tu ogni volta che metti il ditino sulla “f” ti devi sciroppare tutte queste belle statuine in bella mostra.

Si, perché è vero che sono “amatori”, ma non sono mica scemi! Sanno di marketing, sanno come fare colpo in maniera subdola per venderti il loro prodotto “amatoriale“ di indiscussa è comprovata qualità! Ti dicono che non allevano seguendo l’ENCI però con pedigree (che non c’entra un fico secco col cane)… non sono più onesti quegli altri che dichiarano di seguire lo standard ufficiale?

E quindi? Voi direte la soluzione quale sarebbe? Eh, non è mica una cosa facile! Ormai il meccanismo è ben avviato e non è facile se non quasi impossibile fermarlo, l’ho premesso che non sarebbe stato scontato ritrovare il capo!

Qualche idea si potrebbe abbozzare, poi magari ci si incontra e se ne aggiungono delle altre, ci si confronta, se ne parla e chissà, magari non cambierà nulla, ma se ne comincia a parlare, si mette un piccolo seme che un giorno potrebbe anche iniziare a germogliare.

Innanzitutto l’ENCI, in quanto delegato dal Ministero, dovrebbe fare le cose seriamente, con finalità scientifiche e per la salvaguardia di un patrimonio zootecnico che il mondo intero ci invidia, dovrebbe affidarsi agli addetti ai lavori (quelli veri e onesti), poi si potrebbe stabilire che chi vuole allevare deve farlo a certe condizioni, con i controlli di circostanza.

Gli allevatori dal canto loro dovrebbero allevare davvero per il piacere di farlo, per il bene del cane e al solo titolo di rimborso spese, assolutamente non come attività lavorativa e di lucro. Bisognerebbe ridurre il numero dei cani e sceglierli

  • in base alla salute,
  • in base alle caratteristiche attitudinali,
  • cercando di operare il più possibile secondo natura, mettendosi in mezzo il meno possibile.

Poi sicuramente andrebbe rivisitata l’idea di standard (ma questo è semplicemente un mio pensiero, potrebbe anche darsi che gli addetti ai lavori di cui sopra si propongano altre vie). A me piacerebbe a “maglie larghe”, ma non per farci rientrare “scarpe e ciabatte” (per usare i termini di un giudice nonché allevatore che parlava poco distante da me con il buon Nisticò e che mio malgrado ho sentito – sarà la deformazione professionale ma le orecchie mi funzionano fin troppo bene a differenza degli occhi) bensì perché i cani, sempre secondo il mio modesto parere quindi da prendere con il beneficio del dubbio, dovrebbero essere accomunati e quindi rientrare in una “razza” in base alle loro attitudini.

Qualcuno starà pensando che è già così: tutti i Volpini hanno le stesse attitudini, tutti i Corsi hanno le stesse attitudini, tutti i Pastori Tedeschi, tutti i Boxer ecc. In realtà si è fatta un po’ di confusione a mio avviso. Il “tipo”, dovrebbe essere la conseguenza di una determinata funzione espletata in un determinato habitat nel tempo, forse più corretto parlare di “ecotipo”. Naturalmente un ecotipo si “modella” lentamente nel corso dei secoli. Il problema è che forse si è fatto tutto al contrario, nel senso che si è stabilito prima come dovrebbe essere un determinato cane in base a un’osservazione più o meno sommaria dell’esistente, si è stilato uno “standard” che se non vado errato dovrebbe significare appunto “modello tipo” probabilmente per differenziare una “razza” da un’altra (altrimenti sarebbero troppo poche) e si sono accoppiati i cani che di più assomigliano a quello “ideale” (non si capisce bene ideale per chi e/o per cosa però).  Poi si entra nel giro vizioso di ricorrere ad accoppiare dal “campione” (anche qui vale lo stesso discorso dell’ideale) di conseguenza si alza sempre più il coefficiente di consanguineità, i cani iniziano a cambiare morfologicamente, ogni tanto si da una ritoccatina allo standard ecc.

La colpa di tutto questo a chi la diamo? All’ENCI che lo permette? Forse sì. Agli allevatori che rincorrono il “tipo ideale” per avere più titoli di campione, quindi più prestigio, quindi vendite a prezzi maggiori? Forse sì. La colpa principale però, forse sarebbe da attribuire al dio denaro, in virtù del quale si fa tutto questo scempio.

Come aggirare questo ostacolo? Come vedete la mia ipotesi iniziale (che difficilmente si arriverà ad una conclusione) viene continuamente confermata. Bisognerebbe allevare per solo rimborso spese, con un numero di cani limitato, non facendo riprodurre cani con tare genetiche e con problemi di salute. Apriti cielo! Già sento insorgere coloro che sostengono che tutti i cani hanno diritto a curarsi e riprodursi ! La medicina deve essere a disposizione dei nostri amici a quattro zampe e dove c’è un problema si interviene, ma tutti hanno il diritto a riprodursi almeno una volta, altrimenti non avrebbero appagato il loro istinto!

E giù papiri, contestazioni querele e quant’altro. Quante teste da mettere d’accordo! Già! C’è anche questo aspetto oggigiorno, una volta, almeno, il problema “umanizzazione” non c’era! Il mercimonio fine a se stesso non esisteva! I cani venivano dati in dono come qualcosa di prestigioso! Avevano un valore intrinseco talmente alto da non essere vendibili. Venivano tenuti in grandissima considerazione e rispettati per la loro natura, rispetto vero!

Oggi è tutto fittizio, come potrebbero essere veri i cani? Allora che si fa? C’è del marcio in Da….ops volevo dire nell’ENCI, c’è del marcio negli allevatori, c’è del marcio nel sistema, c’è del marcio in questo meccanismo perverso che si è ormai consolidato e che consiste nello sfornare più cuccioli possibili a qualsiasi condizione, facendone arrivare a vivere più possibile, perché ogni uno in più che resta in piedi sono soldi in più, e allora che si fa? Boh ? Difficile venirne a capo…

Apriamo un tavolo di confronto?

La cosa che ho pensato quando sono stato invitato a Porto Viro (vista la genuinità e l’onestà intellettuale di chi me lo ha chiesto) è stata quella di impiantare, da parte mia, un piccolo seme, nella speranza che anche altri che la pensano come me (e i miei amici collaboratori) facessero la stessa cosa. Se il numero diventa consistente e quindi una ”forza” coordinati da persone capaci (ad ognuno il suo) si potrebbe interagire con il nostro Ente nazionale di riferimento e piano piano provare a pensare in modo diverso, a dare importanza a cose diverse, ma il cambiamento deve avvenire in primis dentro ognuno di noi, dopodiché l’Enci o chi per esso dovrà cambiare di conseguenza.

Se di Volpini rossi come la mia fantastica Reginella, il mitico Spelo del mio caro amico e collaboratore Lorenzo Giudici, la bella ed astuta Nina (nero focato) e la testarda e inarrestabile Circe – tutti cani nostri, tutti facenti parte dei Volpini della Ronda, questa volta voglio parlare anche io volutamente ed apertamente dei nostri cani e non pubblicizzarli in modo subdolo o dietro giri di parole come si è soliti fare quando si predica bene e si razzola male – ce ne fossero stati cinquecento, io credo che anche l’ENCI ne avrebbe preso atto, mi sbaglio?

Dobbiamo solo stabilire quando vogliamo cominciare a cambiare rotta perché poi dovremo andare avanti insieme! Dipende tutto dagli appassionati e detentori di cani! Più saremo in tanti a farlo, compatti e coerenti senza denigrarci o pugnalarci alla schiena l’uno con l’altro, e più velocemente inizieranno a cambiare le cose!

Questo è il mio pensiero che ho avuto il piacere di condividere con voi, naturalmente potrebbe essere anche totalmente sbagliato, del resto sono solo riflessioni…

Nel ringraziare per la cortese attenzione e buona volontà tutti coloro che mi hanno letto fin qui, vi invito ad esprimere i vostri pareri a riguardo.

Forum Cani rustici o cinofilia ufficiale?

Questo argomento contiene 2 risposte, ha 3 partecipanti, ed è stato aggiornato da  ellyebrando 1 anno, 1 mese fa.

Stai vedendo 3 articoli - dal 1 a 3 (di 3 totali)
  • Autore
    Articoli
  • #269143

    Admin
    Admin
    • Genere: Maschio
      • @admin

      Lettera aperta di Tino D’Angelo agli allevatori del vero Volpino Italiano.
      Premetto che è molto lungo e vi chiedo quindi la pazienza di voler arrivare fino alle conclusioni, così da poter avere un vostro parere sui possibili sviluppi.
      [Leggi l’intero articolo su: Cani rustici o cinofilia ufficiale?]

      2 utenti hanno ringraziato l'autore per questo post.
      #269154

      lori
      Moderatore
        • @lori

        Bell’articolo. Riflessioni condivisibili.
        Forse così si lavorava nella cinofilia fino a 50 anni fa.

        #269160

        ellyebrando
        Moderatore
          • @ellyebrando

          La riflessione è molto interessante, però sappiamo tutti come gira la ruota dell’ENCI in Italia, sembrano le tre scimmiette: non vedo,non sento,e non parlo.
          Ci sarebbero veramente tanti punti da rivedere sulla gestione delle cose.

        Stai vedendo 3 articoli - dal 1 a 3 (di 3 totali)

        Devi essere loggato per rispondere a questa discussione.