Segugio Dell’Appennino – Lepraiolo Italiano, ultimo nato in casa ENCI

Forum Le diverse razze di cani Cani da caccia Segugio Dell’Appennino – Lepraiolo Italiano, ultimo nato in casa ENCI

Questo argomento contiene 6 risposte, ha 5 partecipanti, ed è stato aggiornato da  scaramush68 2 anni, 7 mesi fa.

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  • #25503

    cinghialboy
    Utente
      • @cinghialboy

      Non capita spesso di vedere un prete in mezzo ai monti che scende giù da un vecchio pandino bianco e aprendo il cofano fa scendere 6 splendidi segugi. Eppure la storia del Segugio Dell’Appennino (almeno quella ufficiale) si può dire che comincia così! Ceeeerto, bisogna premettere che è una razza vecchia come il mondo, che deriva dai primi cani importati dai fenici in Italia, che si è mantenuta pressappoco immutata grazie ad un certo isolamento sui nostri appennini e ad una certa resistenza a livello genetico. Però in sostanza non si può pensare al Segugio Dell’Appennino senza pensare a Lui, al padre della razza, a colui che ci ha creduto fin dall’inizio, che ci ha lavorato, sperato e alla fine ce l’ha fatta (anche se purtroppo non poté esserci al riconoscimento dei “suoi” cani…Però io spero che da lassù possa esserselo goduto quel giorno, che era tutto dedicato a lui): Don Nando Armani, forse l’ultimo parroco cacciatore.
      Ma lasciamo un attimo da parte la poesia nostalgica di un inguaribile malinconico e parliamo un poco di storia.
      Nel 1882, sulla rivista “La Caccia – Giornale Illustrato Dello Sport Italiano”, tale Artus scriveva: < < Ora non sapendo noi, o non potendo risalire con precisione all'origine prima dei nostri cani da seguito, accontentiamoci di noverare e descrivere per sommi capi le razze che trovansi oggigiorno nella penisola. Le razze italiane dei cani da seguito possonsi sommare a sei e vengono così distinte: - Segugio di Lomellina; - Segugi o Lepraioli dell'Appennino; - Segugi Montagnini delle Alpi; - Bracco Calabrese; - Cirneca di Sicilia; - Vertreddu di Sardegna; A queste possiamo aggiungere il bassetto, o piccolo segugio a gambe basse >>

      Negli anni venti Luigi Zacchetti (che il signore l’abbia in gloria!), fondatore della Società Italiana Prosegugio (http://www.prosegugio.it/) e grande cultore dei cani da seguita in un’epoca dove questi ultimi venivano descritti (impropriamente e senza alcun fondamento) come pericolosi per l’ecosistema e da limitare in ogni modo, si impegnò anima e corpo in un’accurata ricerca che portò alla luce la presenza in Italia di migliaia di piccoli segugi appartenenti alle razze descritte da Artus, ma dovette rinunciare al progetto di riconoscimento per l’apatia, l’ignoranza e l’avversione al cane di razza dei proprietari di questi cani (per lo più contadini e villici vari). Nel 1929 il Segugio di Lomellina venne riconosciuto ufficialmente dal Kennel Club Italiano (attuale ENCI) con il nome di “Segugio Italiano”. Nel 1995 sulla rivista “I Segugi” (tutt’ora organo ufficiale della Prosegugio… Mamma quanto mi sento orgoglioso ogni volta che mi arriva il giornaletto del club!) vennero pubblicati gli standard morfologici provvisori di quattro razze scampate alle due guerre e che si voleva riconoscere ufficialmente:

      – Cane da cinghiale (riconosciuto nel 2003 come “Segugio Maremmano”)
      – Cravin o Piccolo Segugio Piemontese ( accorpato al Segugio dell’Appennino, dal quale differirebbe soltanto per la particolare tessitura del pelo, presto verrà distinto come varietà a se)
      – Montagnino delle Alpi (ancora non riconosciuto)
      – Piccolo Lepraiolo Italiano ( Riconosciuto nel 2010 come “Segugio Dell’Appennino-Lepraiolo Italiano”)

      Da qui è storia relativamente recente: in sostanza i proprietari di Segugi italiani (ovvero il 90% dei segugisti italiani dell’epoca) snobbavano questa razza ritenendoli bastardini di montagna, anche se poi prendevano sonore batoste da questi instancabili cagnetti ogni volta che provavano a sfidarli in montagna. Proprio a causa di queste prime vittorie non ufficiali, noti allevatori incrociarono segretamente le loro preziose fattrici Italiane con Segugi dell’Appennino per migliorarne la sagacia e l’intelligenza. Infatti al nostro amico gli si può dir tutto, meno che non sia intelligente. Tutti ne rimangono stupiti, è un cane davvero unico per intelligenza, che non va confusa con ubbidienza, il Segugio dell’Appennino ubbidisce al padrone se e solo se ritiene che eseguire quel comando lì sia la cosa più giusta da fare in quel momento. Tipicissimo, infatti, il cane di questa razza che al richiamo si ferma, vi guarda fisso e “riflette” (vi giuro!) attentamente sul da farsi, verrà solo se saprete essere così persuasivi da fargli pensare che è davvero la cosa migliore da fare!
      Ma Torniamo all’inizio di questa nostra storia: eravamo rimasti con un parroco e i suoi segugi. Mentre tutti i grandi allevatori “miglioravano” (io userei il termine “imbastardivano”, “storpiavano”, “impoverivano”, insomma uno schifo!) il Segugio Italiano attraverso incroci con le razze francesi, criticando e diffamando il Segugio dell’Appennino (ma usandolo sottobanco per accoppiamenti che migliorassero le loro linee di sangue), Lui, Don Nando, ne era rimasto stregato (e con lui tutti i montanari che badavano più alla sostanza, al “tanto cane in poco spazio”, piuttosto che la forma) e voleva a tutti i costi che venissero riconosciuti ufficialmente come razza e che i loro mille meriti venissero apprezzati e considerati da tutti. Negli anni 60-80 fece letteralmente furore nelle competizioni per cani da seguita su lepre, su e giù per l’italia a far conoscere la razza, prima come concorrente, poi come giudice abilitato ENCI. Vinse il Campionato Nazionale su lepre con la coppia Sony e Zona, l’anno successivo si affermò con la muta composta da Sony, Birba, Nerina e Fara (da quest’ultima derivano i miei cani), inutile continuare ad elencare tutte le competizioni che vinse con i suoi Appennino (alla facciaccia di chi diceva fossero bastardelli di montagna spacciati per cani da seguita!, dirò solo che vinse, vinse e stravinse! Ma soprattutto si impegnò affinché anche l’ENCI, oltre alla prosegugio, prendesse coscienza dell’esistenza della razza; come scrissi sopra, nel 1995 vennero pubblicati, al seguito di numerosi raduni dove i cani venivano misurati e schedati (una sorta di pedigree primordiale), vennero pubblicati gli standard provvisori delle razze sopracitate. Nel 2003 il segugio maremmano venne riconosciuto ufficialmente e questo fece tanto danno alla razza: il Segugio dell’Appennino è sempre stato un cane polivalente, veniva detto lepraiolo perché all’epoca esisteva praticamente solo la lepre cacciabile con il segugio, ma in toscana cacciava anche il cinghiale. Il riconoscimento del segugio maremmano e il suo conseguente boom demografico (tutti volevano il maremmano!) spinse diversi cacciatori alla ricerca di guadagno facile a mozzare la coda ai propri segugi dell’appennino da cinghiale e a spacciarli come maremmani. Così la razza da qualche tempo viene erroneamente considerata come “solo da lepre” e si tende a dimenticare il glorioso passato di questi cani anche dietro ai cinghiali. D’altra parte il contadino povero aveva posto per un cane solo e quel cane lì doveva mangiare poco, saper cacciare di tutto (dal fringuello al cinghiale, passando per la volpe, la lepre, la beccaccia…) e fare anche un poco di guardia (abbaiare agli estranei, in sostanza, che per difendersi c’era lo schioppo caricato a sale!). Quindi definirlo un cane “solo da lepre” è senza dubbio riduttivo.
      Finalmente nel 2009 le discussioni all’ENCI si fecero serrate, riconosciamo? Non riconosciamo? E in che varietà? il Cravin lo inglobiamo negli appennino oppure no? E il Montagnino? Infine si decise: nel 2010 (signore e signori un bell’applauso!) il Segugio dell’Appennino entra a far parte delle razze riconosciute italiane e in se comprende anche Cravin e Montagnino (sbagliatissimo secondo me…) che verranno poi considerate come varietà (quindi non incrociabili tra loro) non appena la razza verrà riconosciuta anche in FCI.
      Adesso bisogna solo selezionare, selezionare e selezionare, soprattutto puntando all’omogeneità di razza (per ora un po’ troppo vaga), però sono stato al raduno di Solignano del 1012 (e ci rivado anche quest’anno) e lasciatemelo dire: CHE SPETTACOLO! Spero solo che il Don Nando possa averlo visto di lassù, ma ci spero proprio tanto perché se lo merita.

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      #25507

      Andrea
      Utente
      • Località: Roma
      • Genere: Maschio
        • @bravoalfa

        Con con questo scritto viene fuori quanta passione e amore hai per questa razza così antica e affascinante, sono cani i cui occhi esprimono una viva intelligenza. :-)

        #131289

        scaramush68
        Utente
          • @scaramush68

          Bellissimo racconto, condivido con Bravoalfa.

          Vorrei chiederti un consiglio da “esperto” quale sei di questi piccoli grandi cani da caccia.

          Ho da poco perso la mia bracchetta ungherese, sono in lutto, ma non riesco a fare passare il lutto senza potermi preparare ad una nuova adozione.
          Sono malata di cani da caccia, tutti nessuno escluso con tutte le loro particolarità e differenze.
          Sally, la mia bracchetta, mi ha dato grandi soddisfazioni….andavamo a caccia sul Po (sono del nord) e non abbiamo mai riportato a casa nulla. Io, non sono una cacciatrice, ma la adoravo quando faceva la punta e aspettava che il mio passo andasse davanti al suo, per proseguire. Forse all’occhio esterno io sarò sembrata una mongola, però Sally ed io, eravamo felici.

          Con il tempo e l’età però ho sofferto perchè non potevo tanto aiutarla, visto il peso (26 kg.) ed era diventata cardiopatica. Per cui ora sto cercando di capire se esiste un segugio – bracco – simil cane da caccia, che pesi meno, molto meno.
          Vivo in appartamento, ma dietro casa mia, c’è il Po e tutte le passeggiate che vogliamo.

          Se mi dai un consiglio, anche a livello caratteriale, ti sarò grata per l’eternità. Ho letto nel tuo racconto che il cane “pensa” riguardo al dafarsi. E’ inteligentissimo, e lo sei anche tu, è certo che ti somigli.

          Grazie comunque in anticipo per avermi letto.

          Cordiali saluti,

          Valeria

          #131293

          ellyebrando
          Moderatore
            • @ellyebrando

            Ciao, il segugio dell’appennino è di taglia molto contenuta potrebbe essere un bel compromesso, caratterialmente non lo conosco ma posso indicarti il nome di una ragazza che li alleva.

            Altrimeti i Rescue di cani da caccia li hai già guardati? Italian Setter Rescue Onlus potrebbe essere un idea

            #131295

            scaramush68
            Utente
              • @scaramush68

              Grazie per la risposta, se puoi darmi il nome di chi li alleva, magari chiedo direttamente consigli. Tra l’altro non ho fretta, voglio prendermi un po’ di tempo per ristabilirmi dalla mancanza di Sally. Se hai guardato la presentazione.
              Ho già guardato nel cercapadrone , ma sicuramente andrò anche all Italian Setter Rescue. Non è che la razza sia indispensabile, è che generalmente garantisce alcune caratteristiche del cane. Vedrò come fare durante la ricerca.

              Grazie ancora per l’nteresse e le risposte !

              CIAO, valeria

              #131298

              Admin
              Admin
              • Genere: Maschio
                • @admin

                credo che Bracchi e Segugi abbiano un temperamento completamente diverso, almeno per quelli che ho conosciuto io…

                #131370

                scaramush68
                Utente
                  • @scaramush68

                  credo anche io….ciao

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