l’ansia da separazione dei cani

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Questo argomento contiene 109 risposte, ha 30 partecipanti, ed è stato aggiornato da  elisa2788 2 anni, 4 mesi fa.

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  • #1822

    Anonimo
      [color=#0044ff]OCCUPARSI DELL’ANSIA DA SEPARAZIONE DEI CANI
      [/color]

      Una delle espressioni più comuni usate dai proprietari che descrivono un cane che si dimostra stressato quando il suo padrone lo lascia a casa (o a volte semplicemente esce da una stanza) è ansia da separazione.
      Possiamo definire l’ansia da separazione come un disordine comportamentale che si manifesta attraverso sintomi come eccessiva salivazione, abbaiando, guaendo, distruggendo oggetti in casa, cercando di scappare dalla gabbia o dalla stanza, facendo i bisogni in casa, graffiando i muri, le porte e i pavimenti, e perfino saltando alle finestre.

      Non c’è dubbio che questo comportamento angosci i padroni non solo per i danni che causa ma anche per l’ansia che sentono che il loro cane prova.

      In base alla mia esperienza c’è una vera ansia da separazione e c’è quella che io chiamo ansia da separazione “simulata”, dove il comportamento sembra essere ansia da separazione ma in realtà è un comportamento acquisito.
      Questo vuol dire che il cane manca di leadership proprio come manca di auto-controllo. Per vera ansia da separazione, il cane prova vero stress quando il padrone se ne va.
      Nell’ansia da separazione simulata, il cane sa che otterrà attenzione se si comporta male. [color=#bb0000]Per alcuni cani, perfino essere rimproverati verbalmente per un simile comportamento è appagante perchè sente che è gli è stata data attenzione.[/color]
      L’attenzione negativa può essere appagante in molti casi in cui il padrone è inconsapevole del fatto che alcuni bisogni del proprio cane non vengono soddisfatti.
      In molti casi trovo abbastanza facile superare lo stress con un approccio graduale, aumentando un po’ alla volta l’ammontare del tempo trascorso in gabbia (quando siete a casa, come se foste fuori) , con la buona obbedienza, la giusta quantità di esercizio e una forte leadership.
      In molti casi di vera ansia da separazione,apportare delle modifiche diventa un compito più difficile.

      #1823

      Anonimo

        [color=#0000bb]Comunque l’ansia da separazione si manifesti, non ci sono dubbi che è spesso inconsciamente incoraggiata dai padroni.[/color]

        ESEMPI?
        Facciamo un gran chiasso quando usciamo o rientriamo a casa e facendo così noi premiamo il problema, e lo stress aumenta al momento di uscire.
        Ci piace che i nostri cani siano con noi e quando sono cuccioli, li portiamo ovunque per farli socializzare. Poi dobbiamo lasciarli da soli e hanno raggiunto un’ età in cui, non solo vogliono, ma sentono anche il bisogno di stare con noi – siamo i loro amici, la loro sicurezza e il loro branco.

        Con alcuni cani, un cambiamento nella loro routine può provocare i sintomi dell’ansia da separazione. Dopo essere stati castrati o sterilizzati, i nostri cani vengono coccolati, perchè sono stati dal veterinario e hanno subito un intervento. Siamo dispiaciuti per loro e [color=#bb44bb]rafforziamo il loro “essere bisognosi” [/color].

        Un nuovo bambino arriva in famiglia e il cane improvvisamente passa in secondo piano, viene perfino ignorato, senza essere preparato a questo cambiamento.
        Cambiare casa o partire per un lungo periodo, come in vacanza, dopo essere stati a casa la maggior parte del tempo (anche solo il cambiamento dal week end alla settimana lavorativa) può causare quei sintomi.

        Un po’ della distruzione e dello stress può essere causato dalla noia e dalla mancanza di esercizio, ma anche dalle caratteristiche della razza.

        I Terriers sono nati per scavare, i retrievers per portare e le razze da difesa per difendere.
        Quindi in alcuni casi noi li stiamo trattenendo dal loro istinto e dalla loro volontà, piuttosto che allevarli.

        Ricordo il mantra di Cesar Millan, che è un buon inizio per per correggere questi problemi: Esercizio, Disciplina e [color=#ff0000]poi[/color] Affetto.
        ;)
        Inoltre usate l’approccio “nessuna parola, nessun contatto visivo”.
        [color=#00bb44]Dobbiamo stabilire un equilibrio tra pazienza, obbedienza e sicurezza nel nostro cane[/color].
        Con alcune razze non è sempre facile da realizzare.

        #1824

        Anonimo

          [color=#448844]Noi vogliamo sviluppare un carattere nel nostro cane che mostri il legame di armonia che condividiamo.
          Lui dovrebbe avere fiducia in se stesso e nella vostra leadership.
          [/color]

          In questo modo, lui può essere sicuro di sé in situazioni come quando è a casa da solo e sa che quando voi ci siete fornite la leadership e la guida quando ce n’è bisogno.
          Si fida di voi e sa che tornerete a casa.
          I veterinari possono prescrivere farmaci per calmare un po’ i sensi ma non sono una cura. I farmaci forniscono solo un meccanismo di supporto per aiutare la riabilitazione e agiscono solo come un cerotto temporaneo per il problema di fondo.
          Dovete affrontare il problema dalla radice.

          [color=#0044ff]Quindi come aiutiamo i nostri cani a superare questo problema?[/color]
          Inizia proprio quando prendete il cucciolo. Fin troppo spesso un cucciolo preso dalla cucciolata inizia a piangere quando viene lasciato da solo.
          E’ un grande cambiamento per i cuccioli, non hanno più il branco con cui sono nati. Quando piange, noi andiamo e lo prendiamo in braccio, dimostrando solidarietà, e il suo pianto viene ricompensato. Se sta piangendo nella gabbia, e lo fate uscire, lo ricompensate per avere pianto.

          Dall’ inizio dobbiamo insegnare al cucciolo a stare buono e calmo per periodi di tempo lunghi. Dobbiamo insegnargli la pazienza e la tranquillità e premiarli.
          Quando è fuori con noi, non dobbiamo sempre cercare di interagire con lui. Lasciamo che impari a divertirsi da solo con i giocattoli.

          Per qualche motivo molti proprietari di cani non fanno rilassare i loro animali per un secondo. Persino quando il cane è calmo e rilassato, i padroni sentono che devono toccarli, parlargli e in generale disturbarli, quindi il cane pensa che il suo compito sia intrattenere il padrone tutto il tempo.
          :lol: :lol: :lol: :lol: :lol:

          #1868

          espada
          Utente
            • @espada

            grande topic!
            :-)

            se può essere pertinente, io aggiungerei qualche considerazione sull dipendenza reciproca tra cani conviventi.

            da un lato è utile (comodo?) avere due o più cani che “si fanno compagnia” così possiamo lasciarli a casa più a lungo senza che soffrano di solitudine.

            dall’altro c’è il rischio che, mancando (per un periodo breve o lungo o per sempre) uno di loro, l’altro o gli altri ne sentano fortemente la mancanza.

            per questo è importante trovare almeno un momento della giornata (anche non molto lungo, 30-60 minuti possono bastare) in cui ciascun cane debba rimanere a casa da solo, portando via l’altro o gli altri.

            noi per esempio facciamo separatamente le passeggiate della mattina: io porto fuori prima Winny e poi Eddy, l’altro rimane a casa con Angelica.

            poi all’ora di pranzo io non ci sono: Angelica porta fuori prima Eddy e poi Winny e l’altro rimane a casa completamente solo… Eddy si fa un pisolino, Winny inizialmente piange ma quando Angelica ed Eddy tornano la trovano ad attenderli tranquilla e non in ansia!

            :-)

            #5327

            @shakyra
            Utente
            • Località: ROMA
            • Genere: Femmina
              • @shakyra

              Finalmente ho trovato l’ argomento che cercavo, ho un enorme problema… e bene si … un altro…
              Non posso assolutamente lasciare Shaky a casa da sola, comincia prima a piangere, poi ulula, poi abbaia , da mesi sto lavorando su questo ma senza nessun risultato positivo, anzi… non riesce a stare neanche 20 minuti., il tempo di far uscire per la passeggiata gli altri due miei cani Eva e Teo, perché non smette di piangere e ululare? Ho iniziato lasciandola 5 minuti , poi 15 minuti , niente da fare , quando rientro non le faccio le feste , la ignoro, così mi hanno detto di fare, secondo mio fratello Antonino passerà con il tempo, continuando a lavorarci, facendola uscire, portandola al parco cani, fin tanto che lei non avrà stima in se stessa farà cosi…

              #5330

              Anonimo

                Finalmente ho trovato l’ argomento che cercavo, ho un enorme problema… e bene si … un altro…
                Non posso assolutamente lasciare Shaky a casa da sola, comincia prima a piangere, poi ulula, poi abbaia , da mesi sto lavorando su questo ma senza nessun risultato positivo, anzi… non riesce a stare neanche 20 minuti., il tempo di far uscire per la passeggiata gli altri due miei cani Eva e Teo, perché non smette di piangere e ululare? Ho iniziato lasciandola 5 minuti , poi 15 minuti , niente da fare , quando rientro non le faccio le feste , la ignoro, così mi hanno detto di fare, secondo mio fratello Antonino passerà con il tempo, continuando a lavorarci, facendola uscire, portandola al parco cani, fin tanto che lei non avrà stima in se stessa farà cosi…

                Non è un “problema” facile e nemmeno si può dare un consiglio “universale”.
                Anche perché a dispetto del termine “ansia” da separazione dietro ai comportamenti da te indicati potrebbero esserci mille motivi.
                E tante volte l’inizio della soluzione potrebbe richiedere la revisione di alcune “insospettabii” abitudini che noi in buona fede riteniamo corrette.

                Posso cercare di aiutarti a pensare a possibili cause che alla lunga (ma non necessariamente) potrebbero portare il cane a comportarsi in quel modo.

                1. Il cane “di famiglia” non va scambiato per “colui che sta sempre e comunque dovunque nella casa” quando gli pare e piace.
                2. Il nostro cane non deve percepire di essere “al centro dell’attenzione”: abituati (anche a costo di sembrare di interpretare un film) a fargli vedere che tu fai dell’altro e che lui non c’entra nulla. Lo ignori.
                3. Il cane a mio parere NON dovrebbe rimanere dentro alla casa da solo. E’ ovvio che non tutti hanno un giardino o un terrazzo magari all’ombra d’estate… Chi però può è bene che NON lo lasci a casa da solo. Dovrebbe rimanere fuori casa ma preferibilmente all’interno di una sua “area” personale, un recinto, un box, non è necessario che sia grandissimo. Questo è molto importante, perché il cane “prende possesso” e controlla una “sua” area e “lavora alla guardia” in caso o comunque presidia a modo suo SOLO quell’area. Non ha lo stress di doversi occupare di una casa intera, dove inevitabilmente verrebbe “chiamato” da mille distrazioni/occasioni quali sedie, divani e tende… E poi ancora abbaia e ulula ad ogni rumore di cui però non può e non riesce a capirne l’origine…. Capirai che stress!
                4. Se non fosse possibile assegnargli un recinto o un box all’esterno della casa si dovrebbe tentare di creargli una situazione del genere all’interno della casa stessa: un minirecinto o un box… l’importante è che non venga lasciato libero di scorrazzare per la casa, quando noi non siamo in casa. E’ una questione di principio: la casa, nella sua interezza non è sua! Gli diamo certamente un compito, di vigilare, di osservare, ma dal SUO spazio personale.
                5. Molti credono che lasciandoli dei giocattoli o del cibo il cane rimasto solo si “passi via” e rimanga tranquillo. Può darsi, in qualche caso. Ma nulla di più difficile…

                Per il resto ti rimando ai consigli sotto riportati…
                Ciao! ;)

                #5336

                @shakyra
                Utente
                • Località: ROMA
                • Genere: Femmina
                  • @shakyra

                  Ciao, Cesarway, ti spiego meglio la mia situazione, la mia casa è di 40 mq. interni e 30 mq. esterni, vivo sola con Eva e Teo dentro casa, e Skakyra fuori, ho costruito una veranda per lei, l’ inverno viene chiusa da pannelli in modo da riparare un po’ dal freddo ha una cuccia con il piano riscaldato, e diciamo che il suo spazio è quello, il mio saloncino affaccia sulla veranda, perciò ci divide solo la portafinestra con il cancelletto, scusami ma nel messaggio precedente non ho specificato queste cose, riguardo le coccole, bé ne riceve tante da me … ma lei per me è tanto … il giorno, durante la settimana, viene in ufficio insieme a me, e stiamo nove ore a contatto, quando torno a casa, lei si mette dietro la finestra e guarda tutto ciò che faccio, piagnucolando un po’, come dicevo prima quando esco con Eva e Teo, lei inizia la sinfonia …
                  Ti specifico che sono costretta a portarla in ufficio.
                  Ho avuto dei grandi problemi con i miei vicini, riguardo l’ abbaiare dei miei cani, ci sono state delle bruttissime litigate, denuncie comprese, ed ora siamo in cattivissimi rapporti, abito in questa casa da 2 anni, inizialmente Eva stava fuori con Shakyra,che comunque era cucciola, la mia vicina che non sopporta i cani, non faceva altro che sgridarle volgarmente, alla fine ho tenuto in casa Eva per evitare che abbaiasse ma per Shaky non è possibile vivere in casa, la faccio stare un po’, chiudendo Eva e Teo in bagno, ma poi con molto dispiacere la faccio riuscire, mi piacerebbe farli vivere tutti insieme , ma Eva e Shaky l’ estate scorsa hanno litigato ed io mi sono spaventata a morte, e ti giuro che pensavo che Shakyra uccidesse Eva, sono stata male per giorni dopo questo episodio, ed ora non mi fido a tenerle vicine .
                  Ho sempre pensato che i cani vivessero più tranquilli in casa anziché che fuori in giardino, ho sempre sbagliato … ?
                  Sono comunque costretta a non poter uscire liberamente senza Shakyra, devo fare attenzione agli orari da rispettare per il silenzio, non credo sia giusto lasciare il cane che ulula, abbaia e piange alle due di domenica pomeriggio.
                  Ora che in parte ti ho raccontato la mia situazione, che cosa pensi a proposito, che consiglio hai da darmi?

                  #5419

                  @shakyra
                  Utente
                  • Località: ROMA
                  • Genere: Femmina
                    • @shakyra

                    Ciao, Cesarway, ti spiego meglio la mia situazione, la mia casa è di 40 mq. interni e 30 mq. esterni, vivo sola con Eva e Teo dentro casa, e Skakyra fuori, ho costruito una veranda per lei, l’ inverno viene chiusa da pannelli in modo da riparare un po’ dal freddo ha una cuccia con il piano riscaldato, e diciamo che il suo spazio è quello, il mio saloncino affaccia sulla veranda, perciò ci divide solo la portafinestra con il cancelletto, scusami ma nel messaggio precedente non ho specificato queste cose, riguardo le coccole, bé ne riceve tante da me … ma lei per me è tanto … il giorno, durante la settimana, viene in ufficio insieme a me, e stiamo nove ore a contatto, quando torno a casa, lei si mette dietro la finestra e guarda tutto ciò che faccio, piagnucolando un po’, come dicevo prima quando esco con Eva e Teo, lei inizia la sinfonia …
                    Ti specifico che sono costretta a portarla in ufficio.
                    Ho avuto dei grandi problemi con i miei vicini, riguardo l’ abbaiare dei miei cani, ci sono state delle bruttissime litigate, denuncie comprese, ed ora siamo in cattivissimi rapporti, abito in questa casa da 2 anni, inizialmente Eva stava fuori con Shakyra,che comunque era cucciola, la mia vicina che non sopporta i cani, non faceva altro che sgridarle volgarmente, alla fine ho tenuto in casa Eva per evitare che abbaiasse ma per Shaky non è possibile vivere in casa, la faccio stare un po’, chiudendo Eva e Teo in bagno, ma poi con molto dispiacere la faccio riuscire, mi piacerebbe farli vivere tutti insieme , ma Eva e Shaky l’ estate scorsa hanno litigato ed io mi sono spaventata a morte, e ti giuro che pensavo che Shakyra uccidesse Eva, sono stata male per giorni dopo questo episodio, ed ora non mi fido a tenerle vicine .
                    Ho sempre pensato che i cani vivessero più tranquilli in casa anziché che fuori in giardino, ho sempre sbagliato … ?
                    Sono comunque costretta a non poter uscire liberamente senza Shakyra, devo fare attenzione agli orari da rispettare per il silenzio, non credo sia giusto lasciare il cane che ulula, abbaia e piange alle due di domenica pomeriggio.
                    Ora che in parte ti ho raccontato la mia situazione, che cosa pensi a proposito, che consiglio hai da darmi?

                    #5433

                    Anonimo

                      Ciao, Cesarway, ti spiego meglio la mia situazione, la mia casa è di 40 mq. interni e 30 mq. esterni, vivo sola con Eva e Teo dentro casa, e Skakyra fuori, ho costruito una veranda per lei, l’ inverno viene chiusa da pannelli in modo da riparare un po’ dal freddo ha una cuccia con il piano riscaldato, e diciamo che il suo spazio è quello, il mio saloncino affaccia sulla veranda, perciò ci divide solo la portafinestra con il cancelletto, scusami ma nel messaggio precedente non ho specificato queste cose, riguardo le coccole, bé ne riceve tante da me … ma lei per me è tanto … il giorno, durante la settimana, viene in ufficio insieme a me, e stiamo nove ore a contatto, quando torno a casa, lei si mette dietro la finestra e guarda tutto ciò che faccio, piagnucolando un po’, come dicevo prima quando esco con Eva e Teo, lei inizia la sinfonia …
                      Ti specifico che sono costretta a portarla in ufficio.
                      Ho avuto dei grandi problemi con i miei vicini, riguardo l’ abbaiare dei miei cani, ci sono state delle bruttissime litigate, denuncie comprese, ed ora siamo in cattivissimi rapporti, abito in questa casa da 2 anni, inizialmente Eva stava fuori con Shakyra,che comunque era cucciola, la mia vicina che non sopporta i cani, non faceva altro che sgridarle volgarmente, alla fine ho tenuto in casa Eva per evitare che abbaiasse ma per Shaky non è possibile vivere in casa, la faccio stare un po’, chiudendo Eva e Teo in bagno, ma poi con molto dispiacere la faccio riuscire, mi piacerebbe farli vivere tutti insieme , ma Eva e Shaky l’ estate scorsa hanno litigato ed io mi sono spaventata a morte, e ti giuro che pensavo che Shakyra uccidesse Eva, sono stata male per giorni dopo questo episodio, ed ora non mi fido a tenerle vicine .
                      Ho sempre pensato che i cani vivessero più tranquilli in casa anziché che fuori in giardino, ho sempre sbagliato … ?
                      Sono comunque costretta a non poter uscire liberamente senza Shakyra, devo fare attenzione agli orari da rispettare per il silenzio, non credo sia giusto lasciare il cane che ulula, abbaia e piange alle due di domenica pomeriggio.
                      Ora che in parte ti ho raccontato la mia situazione, che cosa pensi a proposito, che consiglio hai da darmi?

                      E’ molto difficile dare consigli così a distanza, senza vedere il cane, anzi… i cani (visto che hai parlato anche di “rapporti difficili” tra di loro…) e soprattutto con le “complicazioni” dei vicini…
                      Davvero complicata la tua situazione. Accidenti!!!
                      Ti capisco, io anche se non sono arrivato a livelli come i tuoi, ho qualche problema di “convivenza” con i vicini, motivo per cui sto attivamente cercando di spostarmi in un contesto migliore, più tranquillo.
                      Per i nostri cani è fondamentale vivere in assoluto relax e non condizionati da negatività come quelle descritte…
                      Però immagino non sia facile…

                      Venendo alla tua domanda: non è “sbagliato” – credo – far vivere i cani in casa piuttosto che in giardino. In entrambi i casi ciò che va perseguito è l’obiettivo di “far lavorare” il cane.
                      Considera che un cane che “non sa cosa fare” o “fa qualcosa” (che magari a noi non piacerà…) oppure “va in depressione/noia/apatia”, insomma, non va bene.
                      E’ pur vero che non tutti i cani possono “fare” chissà che cosa, tipo guardia oppure altre attività “utili”. Allora un’attesa “lunga” dovrebbe a maggior ragione avvenire in uno spazio “ristretto”, tipo un box, non importa se piccolo… purché non abbia a disposizione come dicevo nell’altro post tutto il nostro spazio, casa o appartamento che sia…
                      Consigli per non far abbaiare o ululare sono abbastanza difficili da dare ad un cane “adulto”, non è facile “spiegargli” che non serve strepitare per farci tornare. Certo, può aiutare (a prescindere) non rafforzare il comportamento degli ululati e latrati in nostra assenza, evitando di far troppe feste appena arriviamo.
                      Più in generale si evidenziano statisticamente questi comportamenti proprio in associazione a comportamenti “troppo espansivi” o “troppo affettuosi” da parte nostra quando passiamo il nostro tempo con loro.
                      Anche il vivere “in simbiosi” se da una parte ci appaga molto (magari perché il cane ci “completa”, rappresenta “tanto” per noi, ed è comprensibile umanamente a volte) dall’altra dobbiamo tenere presente che “caninamente” non va bene! Vivere in simbiosi con il proprio cane, stare sempre con lui, avere un rapporto quasi “ossessivo” fa assumere al cane un atteggiamento “ossessivo”.
                      Il consiglio è di stare attenta q costruire un rapporto denso e intenso di affetto ma accompagnando con altrettanta disciplina. Fai in modo che il cane si abitui a rispettare la tua persona e obbedirti, anche con esercizi apparentemente “stupidi”…. E’ il metodo e l’esercizio che conta.
                      Il cane imparerà che solo dopo aver dimostrato disciplina e obbedienza, con rigore e fermezza, otterrà una vagonata di coccole e affetto….
                      Con il tempo, ne sono convinto, con molta pazienza e calma, vedrai che il tuo allontanarti da loro potrà essere da loro stessi sopportato con maggiore tranquillità se tu glielo chiederai ma non “per piacere” ma per espresso “comando”…
                      Sono tante belle parole, per nulla facili, lo so e per questo ti raccomando di non scoraggiarti mai, per nessun motivo.
                      Fai finta di dover tentare 100 volte…. Non attenderti risultati “in stile umano”, facilmente ottenibili mediante una “mediazione razionale”; io non credo al parallelismo del cognitivismo umano/animale. Loro sono istinto. Noi razionalità.
                      Loro non capirebbero mai che alle due di notte “NON SI DEVE” abbaiare perché “si disturba”!
                      Noi invece ci facciamo cogliere dallo stress se il nostro cane abbaia di notte.
                      Non va bene? Ok, non cerchiamo di “spiegarglielo”, ma diamo loro modo di capire che NOI non vogliamo, punto e basta!
                      Mi fa piacere se mi aggiorni e ci racconti le evoluzioni.
                      Da parte mia sono a disposizione per qualsiasi altro “aiuto” possa darti…

                      Buona serata e un bacio a tutti i cani!

                      #5484

                      @shakyra
                      Utente
                      • Località: ROMA
                      • Genere: Femmina
                        • @shakyra

                        Grazie, vi aggiornerò su tutti i progressi che sicuramente ci saranno… a prestissimo.

                        #5489

                        espada
                        Utente
                          • @espada

                          essere “separata in casa” dev’essere terribile per Shakyra!

                          per qualunque cane l’essere estromesso è molto penalizzante, ma per un molosso (e l’Alano tra i primi) è ancora peggio… specialmente se ci sono altri cani in casa!

                          come giustamente osserva Pietro, non sempre quella che SEMBRA ansia da separazione è effettivamente ansia da separazione…

                          non basta che il cane abbai o faccia disordine/disastri per poter parlare di ansia, ci vorrebbero valutazioni cliniche sul battito cardiaco, pressione arteriosa, ecc… te ne potresti accorgerere ad esempio dalla “puzza di cane bagnato” caratteristica del rilascio di determinati feromoni (specialmente perianali) per stress troppo intenso, ecc.

                          ora che stai acquistando sicurezza nelle passeggiate e nelle aree per cani, sempre con l’aiuto di Antonino dovresti gradualmente portare tutti i cani insieme nelle aree o in passeggiate nel verde (prima che in città) ad esempio in qualche pineta, ecc.

                          in questo modo, rafforzeresti l’affiatamento tra di loro.

                          pure, una volta che avrai tranquillizzato tutti con la tua sicurezza, sapranno che non devono azzardarsi a litigare tra di loro.

                          nella sua testa potrebbe passare questa considerazione causa-effetto: <>

                          e quindi: <>

                          bisogna fare molta attenzione perchè due femmine che si attaccano generalmente fanno sul serio e per motivi seri, diversamente dai maschi che spesso fanno soprattutto gli smargiassi…

                          però non dev’essere questo un motivo di ansia per te!

                          ora con pazienza, un passo alla volta, riuscirai ad ottenere anche una maggior armonia tra loro.

                          auguri

                          #5490

                          Anonimo

                            essere “separata in casa” dev’essere terribile per Shakyra!

                            per qualunque cane l’essere estromesso è molto penalizzante, ma per un molosso (e l’Alano tra i primi) è ancora peggio… specialmente se ci sono altri cani in casa!

                            come giustamente osserva Pietro, non sempre quella che SEMBRA ansia da separazione è effettivamente ansia da separazione…

                            non basta che il cane abbai o faccia disordine/disastri per poter parlare di ansia, ci vorrebbero valutazioni cliniche sul battito cardiaco, pressione arteriosa, ecc… te ne potresti accorgerere ad esempio dalla “puzza di cane bagnato” caratteristica del rilascio di determinati feromoni (specialmente perianali) per stress troppo intenso, ecc.

                            Verissimo! E per adesso è consigliabile sdrammatizzare e cercare di enfatizzare i momenti “positivi” più che osservare in modo “ipocondriaco” la presenza di “sintomi” di ansia…

                            ora che stai acquistando sicurezza nelle passeggiate e nelle aree per cani, sempre con l’aiuto di Antonino dovresti gradualmente portare tutti i cani insieme nelle aree o in passeggiate nel verde (prima che in città) ad esempio in qualche pineta, ecc.

                            in questo modo, rafforzeresti l’affiatamento tra di loro.

                            pure, una volta che avrai tranquillizzato tutti con la tua sicurezza, sapranno che non devono azzardarsi a litigare tra di loro.

                            nella sua testa potrebbe passare questa considerazione causa-effetto: <>

                            e quindi: <>

                            bisogna fare molta attenzione perchè due femmine che si attaccano generalmente fanno sul serio e per motivi seri, diversamente dai maschi che spesso fanno soprattutto gli smargiassi…

                            però non dev’essere questo un motivo di ansia per te!

                            ora con pazienza, un passo alla volta, riuscirai ad ottenere anche una maggior armonia tra loro.

                            auguri

                            Caspita! Espada!!!
                            I love you!!!! :woohoo:

                            Ma ti sei reso conto che sei stato “posseduto” da C. Millan mentre scrivevi questo post?
                            :whistle:
                            Hai espresso esattamente alla stessa maniera gli stessi concetti che Millan dice e scrive nei suoi libri riguardo al “potere del branco”…
                            Incredibile…. :P

                            #5491

                            antonino
                            Utente
                              • @antonino

                              essere “separata in casa” dev’essere terribile per Shakyra!

                              per qualunque cane l’essere estromesso è molto penalizzante, ma per un molosso (e l’Alano tra i primi) è ancora peggio… specialmente se ci sono altri cani in casa!

                              come giustamente osserva Pietro, non sempre quella che SEMBRA ansia da separazione è effettivamente ansia da separazione…

                              non basta che il cane abbai o faccia disordine/disastri per poter parlare di ansia, ci vorrebbero valutazioni cliniche sul battito cardiaco, pressione arteriosa, ecc… te ne potresti accorgerere ad esempio dalla “puzza di cane bagnato” caratteristica del rilascio di determinati feromoni (specialmente perianali) per stress troppo intenso, ecc.

                              ora che stai acquistando sicurezza nelle passeggiate e nelle aree per cani, sempre con l’aiuto di Antonino dovresti gradualmente portare tutti i cani insieme nelle aree o in passeggiate nel verde (prima che in città) ad esempio in qualche pineta, ecc.

                              in questo modo, rafforzeresti l’affiatamento tra di loro.

                              pure, una volta che avrai tranquillizzato tutti con la tua sicurezza, sapranno che non devono azzardarsi a litigare tra di loro.

                              nella sua testa potrebbe passare questa considerazione causa-effetto: <>

                              e quindi: <>

                              bisogna fare molta attenzione perchè due femmine che si attaccano generalmente fanno sul serio e per motivi seri, diversamente dai maschi che spesso fanno soprattutto gli smargiassi…

                              però non dev’essere questo un motivo di ansia per te!

                              ora con pazienza, un passo alla volta, riuscirai ad ottenere anche una maggior armonia tra loro.

                              auguri

                              Eheheheh!! Come saggiamente hai affermato in un’altra circostanza … nessuno è profeta in patria :( !!! Magari sentendo anche altri che formulano le stesse ipotesi prima o poi lo farà!! :P

                              #5505

                              espada
                              Utente
                                • @espada

                                Ma ti sei reso conto che sei stato “posseduto” da C. Millan mentre scrivevi questo post?
                                :whistle:
                                Hai espresso esattamente alla stessa maniera gli stessi concetti che Millan dice e scrive nei suoi libri riguardo al “potere del branco”…
                                Incredibile…. :P

                                io cerco di far tesoro delle indicazioni che ritengo buone da qualunque parte provengano…
                                (lo stesso motto che trovi nella mia firma lo attesta: persino un orologio fermo dice la verità due volte al giorno… figuriamoci uno del mestiere!)

                                cerco – magari non sempre riuscendoci – di non seguire correnti in modo ideologico.

                                casomai in questo caso vale la pena ricordare che il “branco” è “in costruzione”, quindi il suo “potere” può essere un’arma a doppio taglio, da maneggiare con le dovute cautele e perizie!

                                #7231

                                espada
                                Utente
                                  • @espada

                                  La ferita d’abbandono: Aiuto, il mio cane distrugge la casa! Non posso lasciarlo solo!

                                  Questa prima storia, in forma di racconto, è stata pubblicata anche sul libro: Amare gli animali conoscere se stessi, edizioni Scuola di Dinamica Emozionale Uomo-Animale Uomo.

                                  ”Allora, mi dica signora, qual’è il problema di Poldo?”.
                                  Poldo era un cane di piccola taglia; un meticcio. Sicuramente nelle sue vene scorreva il sangue di un terrier, mescolato a quello, forse, di un segugio. Occhi vispi, orecchie attente, vibrante concentrazione polarizzata sulla punta del naso.
                                  Era piuttosto magro, tirato, direi.
                                  La donna che sedeva di fronte a me era altrettanto magra e “tirata”.
                                  La donna venne in ambulatorio portando, inaspettatamente, Poldo dentro il trasportino.
                                  “Lo può far uscire…” le dissi mimando con un rapido gesto della mano l’apertura della gabbietta.
                                  La donna con un fare scattante si girò su se stessa, si chinò e con un altrettanto rapido gesto diede la libertà al suo Poldo.
                                  Il cane incominciò subito a girare per l’ambulatorio.
                                  Poldo aveva già fatto delle sedute di educazione cinofila con Rossella. (Rossella Reggiani, educatrice cinofila che abitualmente collabora con me)
                                  Aveva fatto passi da gigante; loro, la donna e Poldo insieme, avevano fatto passi da gigante, ma il percorso si era arenato su una questione alquanto importante.
                                  “Quando lo lascio solo a casa fa dei disastri” esordì la donna.
                                  “In che senso “fa dei disastri”, fa pipì in giro?”.
                                  “No, morde e rosicchia tutto quello che gli capita sotto tiro; una volta sono tornata a casa e ho trovato che mi aveva fatto fuori due paia di scarpe; un’altra volta mi ha distrutto i cuscini del divano; poi le gambe del tavolo; non c’è giorno che non combini qualche guaio”.
                                  Ascoltavo con molto interesse.
                                  “Sa la cosa incredibile?…, disse la donna, …è che io vivo con altri tre cani, tutti presi al canile che erano già adulti; capisce? Li ho presi dal canile! Mi sarei aspettata che fossero stati loro a soffrire di abbandono e non Poldo che è l’unico che ho preso da cucciolo!”.
                                  Anch’io rimasi stupito da questa apparente incongruenza: Poldo che non era mai stato abbandonato era l’unico componente della “famiglia” che soffriva di abbandono….
                                  L’unico?
                                  “Senta…, dissi cercando di ponderare bene le parole, volevo chiederle… secondo lei…che tipo di emozione sta vivendo in quel momento Poldo; cosa prova?”.
                                  La donna alzò lo sguardo verso il cielo alla ricerca dell’immagine di Poldo da solo, a casa: “Io penso che sia paura… paura di rimanere solo” rispose forse un po’ troppo frettolosamente la donna.
                                  “Paura, dice… paura… secondo lei è per paura che combina tutti quei danni? Io vedrei la paura come una chiusura piuttosto che come una esternazione verso l’esterno; si, indubbiamente certi cani, per paura, possono dimostrare una certa aggressività, ma in questo caso c’è sempre un punto preciso verso il quale indirizzare la loro aggressività, qualche persona, qualche avversario, qualcosa che li minaccia; qui mi pare che il bersaglio sia alquanto vario.
                                  Com’è Poldo nella sua vita quotidiana? Ha mai dimostrato aggressività per paura?”.
                                  “Sa che adesso che mi ci fa pensare… è vero… non c’è nessuno, né uomo né animale verso il quale Poldo dimostri aggressività per paura; quando lui ha paura tende a nascondersi, a cercare qualcuno o qualcosa che gli dia sicurezza”.
                                  “Allora è d’accordo con me nell’affermare che la paura è più una chiusura in se stessi, mitigata eventualmente da una ricerca di qualcuno o qualcosa che lo possa proteggere, che possa in qualche modo compensare questa sua intensa emozione?”.
                                  “Si, si, mi rispose la donna, Poldo, quando ha paura o si nasconde o mi viene a cercare”.
                                  “Bene… allora quando distrugge degli oggetti possiamo, secondo lei, parlare di paura?”.
                                  “No… direi di no… non parlerei proprio di paura”.
                                  “Allora come possiamo definire questa sua sensazione interiore?”.
                                  “Ma Poldo non è aggressivo!” ribatté prontamente la donna come per proteggere il suo fedele compagno di vita dall’ignominia di una simile etichetta.
                                  “Ma io non ho detto questo, precisai; lo vedo anch’io che non lo è. Comunque, anche se lo fosse, non ci sarebbe nulla di male ad esserlo, nel senso che dare un nome e cognome al movimento interiore che vive l’animale rappresenta nient’altro che il punto di partenza del percorso terapeutico nei suoi confronti” aggiunsi indicando, con un leggero movimento del mento, il cane che continuava ad esplorare il territorio.
                                  “Se non riusciamo a definire quello che prova, se non riusciamo a scendere nella profondità del suo mondo interiore, magari confondendo pure le emozioni che prova e chiamando “paura” quello che paura non è, come facciamo ad aiutarlo?”.
                                  Con un leggero sorriso e un grande punto di domanda stampato sul mio volto guardai fisso la donna negli occhi.
                                  La donna si rese conto di essere andata, in maniera automatica, in difesa di Poldo.
                                  “Non sto dando un giudizio morale su Poldo, sto solo cercando di osservare quello che è presente dentro di lui.
                                  E chi meglio di lei può aiutarmi a capire il suo mondo interiore?” dissi indicando Poldo.
                                  La donna capii che non mi interessava per nulla etichettare il suo cane; capii che ero sincero quando chiedevo il suo aiuto e che solo grazie a lei avremmo potuto “salvare” il suo Poldo.
                                  Passò qualche minuto nel silenzio più assoluto.
                                  Quando la vidi un po’ più rilassata ripresi il filo del discorso.
                                  “Allora… abbiamo visto che non è paura l’emozione che vive Poldo; è d’accordo su questo?”.
                                  La donna annuì.
                                  “… e se non è paura… allora come la potremmo definire questa emozione?”.
                                  “Aggressività?!” rispose titubante e con un filo di voce la donna.
                                  “Mh… non proprio… l’aggressività non è proprio un emozione; l’aggressività è piuttosto l’azione che si rivolge verso l’esterno. Si ricorda che prima le ho fatto notare che si può essere aggressivi anche per paura? L’aggressività riguarda ciò che porto fuori; prima di fare questa azione, a monte, c’è un emozione che guida i miei gesti.
                                  Che nome possiamo dare allora, secondo lei, a questa emozione?” ripetei.
                                  La donna fu colta da improvvisa commozione; non so se in quel momento riconobbe per la prima volta che lei e il cane potevano sperimentare le stesse emozioni o se fu quella domanda a toccarle certe corde, fattostà che con gli occhi un pò lucidi, ma con fare deciso e convinto, mi disse: “rabbia!… questa emozione si chiama rabbia!… la conosco bene perchè né ho da vendere”.
                                  In quel momento Poldo entrò spontaneamente nel trasportino.
                                  La donna con un rapido gesto chiuse le piccole maniglie di plastica che servivano a bloccarne la porta.
                                  Poldo si mise subito tranquillo.
                                  Guardai ancora una volta la donna negli occhi.
                                  “Ha capito?” le chiesi.
                                  “Si, mi rispose abbassando lo sguardo, Poldo non ha paura… è arrabbiato. Come me!”.
                                  Feci un cenno con la testa in segno di approvazione.
                                  “Si sieda” dissi indicando alla donna la sedia di fronte a me.
                                  La donna si accomodò.
                                  Ci fu una lunga pausa; la donna pensava che la visita fosse già finita ma in realtà era appena cominciata; avevamo, fino a quel momento, semplicemente solo dato un nome alla “malattia” di Poldo.
                                  “Bene…” le dissi “…e quindi?”.
                                  “Eh… non è facile… “ disse cercando di prendere in qualche modo tempo “…della rabbia, intende?”.
                                  “Si”. Non volevo, né potevo, in nome di Poldo, concederle alcuna via di fuga.
                                  Per aiutarla aggiunsi: “guardi… le faccio vedere l’immagine che Poldo ci comunica”.
                                  Con la mano destra, tenuta all’altezza degli occhi della donna cercai di fargli vedere quello che Poldo provava: “Immaginiamo che questo sia Poldo e che questa vibrazione della mano sia la sua rabbia”.
                                  Feci vibrare la mano.
                                  Poi mi fermai.
                                  “Questa mano non vibra sempre ma solo in determinate situazioni e cioè, mimai con l’indice della mano sinistra, quando il suo punto di riferimento, che sarebbe lei, si allontana.
                                  Allontanai l’indice della mano sinistra e feci, contemporaneamente, vibrare la mano destra; poi riavvicinai l’indice della mano sinistra alla mano destra e fermai la vibrazione della mano destra.
                                  Ripetei questo movimento un paio di volte.
                                  “Vede, Poldo manifesta una certa rabbia solo quando il suo punto di riferimento si allontana”.
                                  La donna guardava attentamente il mio “mettere in scena” la dinamica emozionale di Poldo.
                                  “E’ d’accordo?”.
                                  “Si… è proprio così” mi confermò la donna.
                                  “Bene, ora cerchiamo di fare il passaggio successivo…
                                  Questa immagine, Poldo, non se le è inventata così di sana pianta, ma la “tirata fuori” da un vissuto che le appartiene.
                                  Da qualche parte, li dentro, dissi indicando la figura della donna, c’è un immagine che corrisponde esattamente a quello che Poldo ci fa vedere.
                                  Ecco allora la domanda: in che momento lei ha provato una forte rabbia quando il suo punto di riferimento se ne andato via?”.
                                  La prima reazione della donna fu un semplice e lungo sospiro.
                                  Poi, poco a poco, le immagini della sua infanzia iniziarono a riempire gli spazi vuoti della stanza.
                                  Lei piccolina, intorno ai quattro anni, che pensa che suo padre l’abbia abbandonata; in realtà suo padre è morto, ma sua mamma le ha raccontato che è andato via; solo dopo molti anni verrà a sapere la verità.
                                  Sua madre che non si riprende da questa perdita e lei che deve prendere in mano le redini della casa assumendosi il ruolo di padre, marito e governante.
                                  Per questi ruoli che lei aveva dovuto assumersi, provava una rabbia fortissima nei confronti della madre.
                                  Abbandono… era come se questa parola avesse brillato di luce propria, all’interno del fluire del racconto.
                                  Emergeva, rispetto alle altre, come di un gradino.
                                  Abbandono…
                                  “Mi dica, di cosa stiamo parlando?… perché è venuta qui da me?”.
                                  “Per risolvere un problema comportamentale del mio cane!”.
                                  “… e che problema è?”.
                                  “Che quando lo lascio solo a casa distrugge tutto”.
                                  “Cioè, mi permisi di correggerla, ogni volta che si sente abbandonato gli “monta su” una rabbia che, una volta che questa emozione esce, Poldo distrugge tutto”.
                                  “Si…è così” mi confermò la donna.
                                  Poldo dormiva tranquillamente nel suo trasportino quando la donna aprì, per la prima volta gli occhi sul collegamento emozionale tra lei e il suo beniamino.
                                  Vide chiaramente che Poldo stava mettendo in scena qualcosa che non lo riguardava direttamente.
                                  Qualcosa che apparteneva invece alla sua vita; un pezzo della sua vita, un immagine di quand’era piccola.
                                  In un attimo, i frammenti di quel film che aveva cercato in tutti i modi di sotterrare, attraverso quello strano modo di comportarsi di Poldo, emersero con grande forza.
                                  La donna fu palesemente spaesata e sconvolta da quello che aveva visto.
                                  E d’altra parte rendersi conto che un animale possa manifestare un atteggiamento interiore che era l’esatta immagine di un proprio vissuto, con tutto quel che ne poteva comportare, era per lei, non però per me, davvero una novità.
                                  Non solo una novità… qualcosa che bisognava anche essere in grado di “reggere”.
                                  Come responsabilità, intendo.
                                  Vidi che gli occhi della donna si inumidirono leggermente.
                                  Vidi che volse un sguardo compassionevole nei confronti di Poldo.
                                  Vidi Poldo che fece un sospiro.
                                  Vidi la donna mentre fissava il vuoto.
                                  Decisi che era giunto il tempo di concludere quella visita su appuntamento.
                                  Spostai la sedia e mi avvicinai di più a lei.
                                  Presi le sua mani nelle mie.
                                  “Chiuda gli occhi e immagini di essere la bambina piccola che aspetta il suo papà”.
                                  La donna chiuse gli occhi e rimase in silenzio.
                                  “Cerchi di rivivere i sentimenti che provava nell’aspettare… nell’attesa…e il papà che non tornava mai…”
                                  Lasciai passare un po’ di tempo.
                                  “Ora si immagini lei grande, che si avvicina a quella bambina… che abbraccia quella bambina e che le spiega che il papà non l’ha abbandonata ma che semplicemente ha esaurito il suo compito su questa Terra… e che non c’è bisogno di arrabbiarsi perché la morte è un evento naturale come lo è la nascita…”.
                                  Lasciai il tempo necessario alla donna per consolare la sua bambina interiore.
                                  “Bene… ora un po’ alla volta ritorniamo qui seduti… e quando è pronta apra gli occhi”.
                                  Ecco, ora, per me, la visita era veramente finita.
                                  Ci salutammo, con l’intento di risentirci per sapere come si sarebbe comportato in futuro il nostro amico Poldo.
                                  Da quella visita in poi Poldo non sentì mai più la necessità di mordere ciabatte e sedie.

                                  http://www.stefanocattinelli.it/evolutiva/115-aiuto-il-mio-cane-distrugge-la-casa-quando-e-solo.html

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