Animali in condominio

Forum Gestione del cane Gestione legale del cane Animali in condominio

Questo argomento contiene 61 risposte, ha 19 partecipanti, ed è stato aggiornato da  saphira 2 anni, 8 mesi fa.

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    Articoli
  • #6959

    alessiaigor
    Utente
      • @alessiaigor
      Attachments:
      #6961

      dino0977
      Utente
      • Località: Cosenza
      • Genere: Maschio
        • @dino0977

        Ero a conoscenza del fatto che nessun regolamento condominiale può vietare di tenere cani in un condominio, ma non sapevo della seconda….una grande vittoria.
        Grazie delle informazioni molto utili!

        #6962

        espada
        Utente
          • @espada

          credo che dovremmo approfondire un attimino la questione, perchè:

          – sino a pochi mesi fa, mi risultava che i Regolamenti di condominio A CARATTERE STATUTARIO non potessero vietare la detenzione di animali, in quanto limitativi della proprietà;

          – i Regolamenti di condominio A CARATTERE CONTRATTUALE invece potevano vietarla, perchè aderendo al contratto ciascun condomino rinunciava al diritto di detenere animali (a differenza dell’altra forma, nella quale la limitazione si subisce, in questo caso si sceglie)

          – ho sentito dire di recenti sentenze in senso contrario… magari le cerchiamo!

          – riguardo al disturbo, deve trattarsi di “quiete PUBBLICA”, quindi il rumore dev’essere tale da arrecare fastidio a una pluralità indifferenziata (es. tutti gli abitanti del palazzo) e non soltanto a uno o pochi soggetti

          ora in realtà Alessia ci aveva fornito questa immagine (nella sezione “Off Topic”) quasi come fosse un gadget, per stamparci un adesivo da affiggere sulla porta di casa…

          prendendo spunto, però, vale la pena di andare a fondo della questione!

          intanto ho trovato questo:

          Liti tra condòmini, spesso a farne le spese sono i cani ed i gatti di casa

          (interessante notare quanto disposto dalla legge sugli ascensori… ;-))

          magari ci può aiutare anche Luca che è avvocato!

          #11639

          @shakyra
          Utente
          • Località: ROMA
          • Genere: Femmina
            • @shakyra

            Leggi – Animali in Condominio

            Cani e gatti in condominio
            Molte persone che avvertono l’esigenza di vivere con un amico a quattro zampe, o già vi convivono, devono affrontare il problema dei regolamenti condominiali che proibiscono la presenza di animali. In realtà sono numerose le sentenze che sanciscono a chiare lettere che nessun regolamento o assemblea condominiale può limitare il diritto di proprietà e che quindi non è possibile impedire in alcun modo di tenere animali in condominio.

            La Legge (La sentenza del 24-3-1972 n. 899 della Sezione II della Corte di Cassazione)
            Cani: distrurbo alla quiete pubblica
            Il cane può abbaiare per sentenza
            Il cane può abbaiare- assolto meticcio

            La sentenza del 24-3-1972 n. 899 della Sezione II della Corte di Cassazione testualmente recita:
            «È inesistente il divieto giuridico di tenere cani in condominio. Il regolamento condominiale che contenga una norma contraria è limitativo del diritto di proprietà, quindi giuridicamente nullo. L’assemblea condominale non può deliberarlo».
            Da segnalare anche le due sentenze emesse da un pretore di Torino e da uno di Milano i quali hanno assolto dalle loro presunte colpe due proprietari di cani e in entrambi i casi hanno condannato i proprietari degli stabili alle spese giuridiche, sentenziando inoltre che:
            «i cani e gli altri animali domestici fanno parte delle affettività familiari».
            I divieti. Un’altra importante sentenza è quella relativa a un procedimento dinanzi al giudice di Parma, il quale ha stabilito che in un condominio l’assemblea dei condomini non può, anche con il voto di maggioranza, imporre il divieto di tenere animali. Ciascuno può avere accanto a sé un animale per amico e nessun regolamento di condominio può considerarsi valido se contiene una norma restrittiva in questo senso.
            I diritti. Chi dovesse trovarsi in questa spiacevole situazione deve far valere i suoi diritti e deve sapere che anche se il suo animale rischia il pericolo di essere allontanato per il disturbo della quiete pubblica i motivi della protesta dei vicini vanno dimostrati e vagliati caso per caso, per decidere se i rumori superino il livello di normale tollerabilità. Una sentenza del pretore di Campobasso del 1990 stabilisce che è necessario l’accertamento dell’effettivo pregiudizio recato alla collettività dei condomini sotto il profilo dell’igiene e della quiete, non essendo sufficiente il semplice possesso degli animali.
            L’abbaio. C’è poi la sentenza della Cassazione n.1394 del 6-3-2000:
            «Se il cane abbaia non è disturbo della quiete. Se il cane non disturba una pluralità di persone ma solo il vicino ”il fatto non sussiste”. Perché vi sia reato ”è necessario che i rumori siano obiettivamente idonei a incidere negativamente sulla tranquillità di un numero indeterminato di persone».
            La scelta. Naturalmente nella scelta dell’animale con cui dividere i nostri giorni dobbiamo avere molto buon senso escludendo tutti gli animali che più soffrono la privazione della libertà, orientandoci verso animali di cui sia possibile soddisfare i bisogni e rispettare le caratteristiche etologiche.

            -torna inizio-

            CANI: DISTURBO ALLA QUIETE PUBBLICA
            Per la Corte se è uno solo a lamentarsi non si turba la quiete pubblica
            Il cane può disturbare il vicino di casa (Cassazione 1394/2000)
            È inutile querelare il vicino di casa per disturbo alla quiete pubblica se il suo cane abbaia in continuazione: se gli ululati non disturbano “una pluralità di persone”, ma solo il vicino, “il fatto non sussiste”. Questo è in sostanza il principio affermato dalla Prima Sezione Penale delle Corte di Cassazione, che ha annullato – perché “il fatto non sussiste” – la condanna per disturbo alla quiete pubblica inflitta dalla Corte di Appello di Bologna al proprietario di un cane che con i suoi ululati turbava la tranquillità dei vicini di casa. La Suprema Corte rileva infatti che il cane incriminato disturbava un solo nucleo familiare, quello del vicino di casa del suo proprietario, mentre l’art.659 del codice penale tutela “la pubblica tranquillità” e, pur non essendo richiesto che il disturbo sia stato effettivamente recato ad una pluralità di persone, “è necessario tuttavia che i rumori siano obiettivamente idonei ad incidere negativamente sulla tranquillità di un numero indeterminato di persone”. (6 marzo 2000)
            Sentenza della Prima Sezione Penale n.1394/2000

            -torna inizio-

            IL CANE PUO’ ABBAIARE PER SENTENZA
            TRAPANI – La giurisprudenza ha sempre affermato e confermato che se il cane abbaia, disturbando così il quieto vivere dei vicini, il torto ricade sul padrone che non ha saputo impedire al fido compagno di «parlare» secondo natura. Da ieri non è più così. Il giudice Franco Messina, con una sentenza che avvicina la legge alla logica umana, ha assolto con formula piena un uomo imputato proprio di questi fatti. Nell’ottobre del 2000, Cristoforo Basiricò, 40 anni, riparatore di elettrodomestici, custodiva due cagnolini in un piccolo giardino su cui si affacciava il suo appartamento, in via Capuana, una traversa di Via Fardella. Ogni tanto, i due cagnolini abbaiavano e questo infastidiva i vicini, uno in particolare, Antonino Catalano, che denunciò Basiricò. Dopo un anno e mezzo, la sentenza: non si può impedire ad un cane di abbaiare. Anche il pm aveva chiesto l’assoluzione di Basiricò. E così, una volta tanto giudice, pm e difesa sono stati concordi. Scontento il querelante, al quale non resta che comprare una buona scorta di tappi per le orecchie. Oppure traslocare.
            Isabella Righetti, da: La Sicilia – 5 maggio 2002

            -torna inizio-

            IL CANE PUO’ ABBAIARE – ASSOLTO IL METICCIO
            ABBADIA LARIANA (Lecco) – Teddy, un cagnolino marrone, potrà continuare ad abbaiare. Il giudice del Tribunale di Lecco ha assolto il suo proprietario, Francesco Comini, querelato dal vicino di casa, Giuseppe Leone, pediatra. La stessa cosa è accaduta tre anni fa: allora, a mettere sotto accusa cane e padrone era stato un altro vicino di casa che aveva chiesto l’intervento dei vigili urbani. Ieri, come nel 2001, Patrizia Guglielmana, legale di Comini, ha convinto il giudice utilizzando una sentenza della Cassazione in base alla quale c’è disturbo della quiete pubblica quando ad abbaiare sono più cani, non uno soltanto. Il medico, secondo quando riferito nell’udienza di ieri in tribunale, non riusciva a chiudere occhio proprio a causa dei continui guaiti del bastardino. Aveva perciò querelato il proprietario del cane. Il giudice, però, ha deciso di assolvere il proprietario dell’animale. E così per la seconda volta in meno di quattro anni, Teddy ha avuto la meglio sui vicini di casa.
            A. Pa., da http://www.corrieredellasera.it, 14 gennaio 2004, segnalato da: Federica

            La Corte di Cassazione, invece con una recente sentenza n. 1349 del 6/3/2000, ha stabilito che “se gli ululati del cane non disturbano una pluralità di persone, ma ad averne fastidio è solo il vicino di casa, è inutile querelare il padrone per disturbo della quiete pubblica (art. 659 C.P.), in quanto il disturbo non coinvolge che un solo nucleo familiare”. Secondo la Corte affinché si possa parlare di disturbo alla quiete pubblica il disturbo deve essere arrecato ad una pluralità di persone altrimenti il fatto non sussiste.

            Sentenza Corte di Cassazione (sez. 1 penale) n.1109 del 9 dicembre 1999
            La Corte di Cassazione (sezione 1 penale) con sentenza n. 1109 del 9/12/99, che fa giurisprudenza e può essere citata come precedente, ha annullato una sentenza con la quale la Corte d’Appello di Bologna determinava in lire 300mila lire di ammenda e 3 milioni di risarcimento danni la pena ad un signore “perché non impedendo gli strepiti e l’abbaiare di un cane detenuto presso la propria abitazione, disturbava il riposo e le occupazioni delle persone dimoranti nei pressi”.
            La Corte di Cassazione ha stabilito che “è necessario per la configurabilità della contravvenzione di cui all’articolo 659 I comma del Codice Penale (disturbo alla quiete pubblica n.d.r.) che i lamentati rumori abbiano attitudine a propagarsi ed a costituire quindi un disturbo per una potenziale pluralità di persone, ancorché non tutte siano state poi disturbate (…) è necessario che i rumori siano obiettivamente idonei ad incidere negativamente sulla tranquillità di un numero indeterminato di persone (…) tale situazione non ricorre nel caso di specie poiché l’abbaiare del cane dell’imputato ha recato disturbo soltanto ai vicini di casa, né altrimenti poteva essere, trattandosi di abitazione, secondo le testimonianze assunte (…) il comportamento omissivo dell’imputato (che non è intervenuto prontamente per far cessare i continui latrati n.d.r.) integra tutt’al piu’ un mero illecito civile (…) annulla quindi sena rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste”.

            Sentenza della Cassazione n.1394 del 6/3/2000:
            Se il cane abbaia non è disturbo della quiete. Se il cane non disturba una pluralità di persone ma solo il vicino “il fatto non sussiste”. Perché vi sia reato “è necessario che i rumori siano obiettivamente idonei ad incidere negativamente sulla tranquillità di un numero indeterminato di persone”.

            Molestia o disturbo alle persone
            660 Molestia o disturbo alle persone
            Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a lire 1 milione (c.p.659, 688).

            Sentenza n. 1394 del 2000
            REPUBBLICA ITALIANA
            IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
            LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
            Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Udienza Pubblica
            Dott. LA GIOIA VITO Presidente del 09/12/1999
            1. Dott. MACRÌ GIOVANNI Consigliere SENTENZA
            2. Dott. FABBRI GIANVITTORE rel. Consigliere N. 1109
            3. Dott. DE NARDO GIUSEPPE Consigliere REGISTRO GENERALE
            4. Dott. GIRONI EMILIO Consigliere N. 30878/1999
            ha pronunciato la seguente
            S E N T E N Z A
            sul ricorso da:
            1)………..;
            avverso sentenza del 17/05/1999 CORTE APPELLO DI BOLOGNA;
            visti gli atti, la sentenza denunziata ed il ricorso;
            Udita in pubblica udienza la relazione fatta dal Consigliere Dott. De Nardo Giuseppe;
            udito il Pubblico Ministero in persona del P.G. Dott. G. Veneziano che ha concluso per l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata perché il fatto non costituisce reato;
            Con sentenza in data 17/5/99 la Corte di Appello di Bologna in parziale riforma della sentenza del Pretore di Reggio Emilia del 28/10/97 determinava in lire 300.000 di ammenda la pena inflitta a …..per il reato di cui all’art. 659, comma 1, c.p. ascrittogli “perché non impedendo gli strepiti e l’abbaiare di un cane detenuto presso la propria abitazione, disturbava il riposo e le occupazioni delle persone dimoranti nei pressi ed in particolare di ……e dei suoi familiari. In Reggio Emilia fino al 18/7/1995”. La Corte di Appello, su richiesta dell’appellante, eliminava, altresì, la sospensione condizionale della pena concessa dal giudice di primo grado e confermava nel resto la sentenza impugnata anche nella parte relativa alla condanna dell’imputato al risarcimento del danno in favore della parte civile che era stato liquidato in complessive L. 3.046.650.
            Avverso la sentenza della Corte di Appello ha proposto ricorso per cassazione il ……, tramite il difensore, deducendo: a) la sostanziale elusione del disposto di cui all’art. 84 Legge 869/81 che prevede che l’imputato sia informato della possibilità di procedere ad oblazione fin dal momento della comunicazione giudiziaria, essendo assolutamente insufficiente allo scopo, secondo il ricorrente, il laconico e generico inciso contenuto nel decreto di citazione a giudizio con il quale si avvertiva che “qualora ne ricorrano i presupposti, l’imputato potrà presentare domanda di dolazione”; b) la mancata assunzione di una prova decisiva da parte della Corte di merito che non aveva accolto la richiesta di rinnovazione della istruzione dibattimentale per verificare da una parte che il cane dell’imputato abbaiava per rispondere all’abbaiare di altro cane appartenente alla parte offesa e dall’altra che il cane del …., nonostante accertamenti e controlli esperiti nell’arco di 50 giorni non aveva creato disturbo alla quiete pubblica, come risultava da una relazione dei vigili urbani di Reggio Emilia del 13/9/96; c) la violazione dell’art. 659, comma 1, c.p. che richiede per la sua configurabilità che i rumori, gli schiamazzi e gli strepiti abbiano attitudini ha propagarsi disturbando così più persone ed incidendo sulla pubblica tranquillità.
            Motivi della decisione
            l’ultimo motivo di ricorso, di carattere assorbente, appare meritevole di accoglimento.
            Proprio con riferimento al latrato notturno dei cani, questa Corte ha avuto modo di affermare che ai fini della configurabilità della contravvenzione di cui all’art. 659, comma 1, c.p. è necessario che i lamentati rumori abbiano attitudine a propagarsi e a costituire quindi un disturbo per una potenziale pluralità di persone, ancorché non tutte siano state poi disturbate. Infatti l’interesse specifico tutelato dalla norma è quello della pubblica tranquillità eppur non essendo richiesto, trattandosi di reato di pericolo, che il disturbo sia stato effettivamente recato ad una pluralità di persone, è necessario tuttavia che i rumori sia obbiettivamente idonei ad incidere negativamente sulla tranquillità di un numero indeterminato di persone ( v. Cass. sez. I 6/3/97 n.3000). Tale situazione non ricorre nel caso di specie, poiché l’abbaiare del cane dell’imputato ha arrecato disturbo soltanto ai vicini di casa, ne’ altrimenti poteva essere, trattandosi di abitazioni, secondo le testimonianze assunte, distanti da altri edifici. Il comportamento omissivo dell’imputato integra tutt’al più un mero illecito civile e non pure una violazione penalmente sanzionabile e, dunque, la sentenza impugnata va annullata senza rinvio perché il fatto non sussiste.
            Il carattere assorbente del motivo di ricorso testè accolto, esime dall’esame delle rimanenti doglianze.
            P.Q.M.
            Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.
            Così deciso in Roma, il 9 dicembre 1999.
            Depositato in Cancelleria il 4 febbraio 2000

            LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
            SEZIONE I PENALE
            (…)
            ha pronunciato la seguente
            SENTENZA
            sul ricorso proposto da B. P. avverso la sentenza del 17/05/1999 della Corte di Appello di Bologna.
            Svolgimento del processo
            Con sentenza in data 17.5.99 la Corte di Appello di Bologna, in parziale riforma della sentenza del Pretore di Reggio Emilia del 28.10.97 determinava in lire 300.000 di ammenda la pena inflitta a B. P. per il reato di cui all’art.659, comma 1, c.p. [1], ascrittogli “perché, non impedendo gli strepiti e l’abbaiare di un cane detenuto presso la propria abitazione, disturbava il riposo e le occupazioni delle persone dimoranti nei pressi ed in particolare di C. T. e dei suoi familiari. In Reggio Emilia fino al 18.7.1995”.
            La Corte di Appello, su richiesta dell’appellante, eliminava, altresì, la sospensione condizionale della pena concessa dal giudice di primo grado e confermava nel resto la sentenza impugnata anche nella parte relativa alla condanna dell’imputato al risarcimento del danno in favore della parte civile che era stato liquidato in complessive lire 3.046.650.
            Avverso la sentenza della Corte di Appello ha proposto ricorso per cassazione il B., tramite il difensore, deducendo: a) la sostanziale elusione del disposto di cui all’art.84 Legge 869/81 [2] che prevede che l’imputato sia informato della possibilità di procedere ad oblazione [3] fin dal momento della comunicazione giudiziaria, essendo assolutamente insufficiente alla scopo, secondo il ricorrente, il laconico e generico inciso contenuto nel decreto di citazione a giudizio con il quale si avvertiva che “qualora ne ricorrano i presupposti, l’imputato potrà presentare domanda di oblazione”; b) la mancata assunzione di una prova decisiva da parte della Corte di merito che non aveva accolto la richiesta di rinnovazione della istruzione dibattimentale per verificare da una parte che il cane dell’imputato abbaiava per rispondere all’abbaiare di altro cane appartenente alla parte offesa e dall’altra che il cane del B. nonostante accertamenti e controlli esperiti nell’arco di 50 giorni non aveva creato disturbo alla quiete pubblica, come risultava da una relazione dei vigili urbani di Reggio Emilia del 13.9.96; c) la violazione dell’art.659, comma 1, c.p., che richiede per la sua configurabilità che i rumori, gli schiamazzi e gli strepiti abbiano attitudine a propagarsi disturbando così più persone ed incidendo sulla pubblica tranquillità.
            Motivi della decisione
            L’ultimo motivo di ricorso, di carattere assorbente, appare meritevole di accoglimento.
            Proprio con riferimento al latrato notturno dei cani, questa Corte ha avuto modo di affermare che ai fini della configurabilità della contravvenzione di cui all’art.659, comma 1, c.p., è necessario che i lamentati rumori abbiano attitudine a propagarsi ed a costituire quindi un disturbo per una potenziale pluralità di persone, ancorché non tutte siano state poi disturbate. Infatti l’interesse specifico tutelato dalla norma è quello della pubblica tranquillità e pur non essendo richiesto, trattandosi di reato di pericolo, che il disturbo sia stato effettivamente recato a duna pluralità di persone, è necessario tuttavia che i rumori siano obiettivamente idonei ad incidere negativamente sulla tranquillità di un numero indeterminato di persone (v. Cass. Sez.I 6.3.97 n.3000). Tale situazione non ricorre nel caso di specie, poiché l’abbaiare del cane dell’imputato ha recato disturbo soltanto ai vicini di casa, né altrimenti poteva essere, trattandosi di abitazione, secondo le testimonianze assunte, distante da altri edifici.
            Il comportamento omissivo dell’imputato integra tutt’al più un mero illecito civile e non pure una violazione penalmente sanzionabile e, dunque, la sentenza impugnata va annullata senza rinvio perché il fatto non sussiste.
            Il carattere assorbente del motivo di ricorso testé accolto esime dall’esame delle rimanenti doglianze.
            P.Q.M.
            annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.
            Roma, 9 dicembre 1999.
            Depositata in Cancelleria il 4 febbraio 2000.

            NOTE:
            1. L’art.659 c.p. (Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone) dispone: “Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a lire 600.000”.
            2. La legge 24 novembre 1981 n.689 (Modifiche al sistema penale) ha attuato la depenalizzazione di reati e contravvenzioni.
            3. L’oblazione è una causa di estinzione delle contravvenzioni. È prevista dall’art.162 c.p. in relazione alle contravvenzioni punite con la sola pena dell’ammenda. Consiste nel pagamento volontario, prima dell’apertura del dibattimento ovvero prima del decreto di condanna, di una somma corrispondente alla terza parte del massimo della pena stabilita dalla legge per la contravvenzione commessa e delle spese del procedimento. Il pagamento estingue il reato.

            #11646

            Admin
            Admin
            • Genere: Maschio
              • @admin

              grazie per il contributo! ho rimesso in ordine il topic, con l’occasione

              #11688

              luca
              Utente
                • @luca

                attenzione a dare troppo credito alle sentenze, anche se derivano dall’organo più alto, ovvero la cassazione.

                a fronte di sentenze favorevoli ne troviamo altrettante di segno opposto.

                Nel 2004 la Cass. Penale con la sentenza n. 36241 ha affermato che “La contravvenzione prevista dall’art. 659 c.p. non si realizza per l’effettivo raggiungimento di plurime persone, da parte della fonte rumorosa, idonea a realizzare la turbativa lamentata; ciò che rileva penalmente, infatti, è la “potenzialità diffusiva” della fonte stessa, che deve essere oggettivamente idonea – al di là delle caratteristiche soggettive della fattispecie concreta – a disturbare le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero della generalità dei soggetti che fossero attinti dai rumori fra queste premesse, in una fattispecie in cui la fonte rumorosa era rappresentata dai ” latrati ” di cani.
                In pratica la Corte ha confermato la sentenza di condanna che, in fatto, aveva ritenuto sussistente la “diffusività” della condotta molesta, al di là del numero delle persone che in concreto risultavano raggiunte dai rumori molesti.

                In un caso apparso sui giornali alcune persone vennero addirittura condannate a 2 mesi di reclusione senza il beneficio della sospensione condizionale della pena.

                Cani abbaiano di notte, padroni in cella
                Condannati dalla Cassazione. I vicini di casa: era un inferno, non riuscivamo più a dormire

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                (Reuters) ROMA – «A Regalbuto c’è un cane per ogni porta, perché i giudici se la sono presa con me?», si dispera Santo Fiorenza, 76 anni, operaio dell’Enel in pensione. Il signor Santo si proclama innocente: «I miei due bassotti, Nerone e Bracchina, non abbaiano mai, sono tranquilli di giorno e di notte, venite a vedere, venite a casa mia…». La Corte di Cassazione, però, è stata inflessibile con lui e con altri tre cittadini di Regalbuto, piccolo comune in provincia di Enna: respinto il ricorso dell’avvocato Vito Felici, due mesi di carcere per ciascuno e senza neppure la sospensione condizionale. Più le spese processuali e 500 euro di ammenda. Una mazzata.
                I loro cani disturbavano la quiete notturna e il meritato riposo dei compaesani di contrada Spito. Ma soprattutto i padroni, malgrado le proteste del vicinato, non hanno mai fatto nulla per placare quei «diffusivi» latrati e fermare il concerto: ecco perché i giudici sono stati così rigorosi. E adesso la sentenza (sul sito Cassazione.net) farà giurisprudenza.

                La moglie di Santo, la signora Nunziata, sua legittima sposa da 54 anni, è allibita: «Ma vi rendete conto? Noi che non abbiamo una carta macchiata (sono cioè incensurati, ndr) e siamo pure anziani, adesso ci troviamo con la paura della prigione. Non è giustizia, questa». Sono allibiti, per la verità, anche gli altri tre proprietari, tutti incensurati come il signor Fiorenza: Francesco Pignarello Arcodia, 45 anni, barista del paese, col suo yorkshire «Lucky» molto educato; eppoi Giuseppe Cardaci, camionista, 55 anni, che ha 2 cani da caccia, abituati per mestiere alla discrezione; e infine Santo Granuzzo, 72 anni, col suo vecchio pastore tedesco a cui era affezionatissimo e che si era portato dalla Germania, dov’era emigrato da giovane in cerca di fortuna. «Poveraccio, Santuzzo, il cane gli è morto durante il processo», racconta commosso l’avvocato Felici. Adesso di sicuro non abbaia più.

                Per evitare il carcere, poiché la pena è inferiore ai 3 anni, l’avvocato Felici ora ha 30 giorni di tempo per chiedere al Tribunale di sorveglianza la concessione di una misura alternativa: affidamento dei suoi 4 assistiti ai servizi sociali del Comune oppure in ultima istanza la detenzione domiciliare. «La storia cominciò nell’agosto 2006 – racconta il legale – con una raccolta di firme organizzata dai vicini. Quindi il reato non è neppure di quelli per cui c’è l’indulto perché successivo al marzo 2006…».

                All’inizio furono 6 i padroni chiamati alla sbarra, ma due di loro accettarono di pagare subito i 45 euro di ammenda stabiliti dal decreto di condanna per «strepitio di animali» emesso dal giudice monocratico del tribunale di Nicosia. Così uscirono dal processo. Gli altri 4, invece, in nome del diritto dei propri cani ad esprimersi liberamente pur nel rispetto della quiete pubblica, decisero di fare appello. E si è arrivati fino in Cassazione.

                «Sentenza sproporzionata – commenta amara Luisella Battaglia, docente all’università di Genova e membro del Comitato di bioetica -. Le persone non vanno in carcere per fatti molto più gravi…». Netto anche il giudizio di Pasqualino Santori, presidente del Comitato bioetico per la veterinaria (Cbv): «L’opinione pubblica e le istituzioni devono capire che il cane non è che si accende e si spegne a piacimento, anche lui ha un diritto di cittadinanza e le sue esigenze devono essere prese in considerazione». La signora Nunziata, la moglie di Santo Fiorenza, scuote la testa: «E pensare che i vicini che raccolsero le firme erano pure amici nostri. Invece, ci hanno portato alla rovina. Vatti a fidare. Io ormai mi fido più dei cani che delle persone».

                fonte http://www.corriere.it/animali/11_febbraio_10/caccia-cani-abbaiano_bdd43e2a-34e4-11e0-b824-00144f486ba6.shtml

                In pratica bisogna distinguere da caso a a caso, ma, tenendo sempre bene a mente, che è sempre meglio educare il proprio cane a non abbaiare continuamente quanto meno di notte.

                #11690

                espada
                Utente
                  • @espada

                  In pratica bisogna distinguere da caso a a caso, ma, tenendo sempre bene a mente, che è sempre meglio educare il proprio cane a non abbaiare continuamente quanto meno di notte.

                  concordo… ma ho imparato anche un’altra lezione:

                  All’inizio furono 6 i padroni chiamati alla sbarra, ma due di loro accettarono di pagare subito i 45 euro di ammenda stabiliti dal decreto di condanna per «strepitio di animali» emesso dal giudice monocratico del tribunale di Nicosia. Così uscirono dal processo. Gli altri 4, invece, in nome del diritto dei propri cani ad esprimersi liberamente pur nel rispetto della quiete pubblica, decisero di fare appello. E si è arrivati fino in Cassazione.

                  … se l’ammenda è di modico importo, conviene sempre conciliarla piuttosto che contestarla!

                  ho capito bene?
                  :mrgreen:

                  #11691

                  luca
                  Utente
                    • @luca

                    quanto ai cani in condominio ha ragione Alessio.

                    Dipende se il regolamento ha natura contrattuale (ovvero è stato approvato all’unanimità da tutti i condomini) o meno.

                    nel caso in cui un solo condominio sia stato dissenziente, o semplicemente assente all’assemblea nella quale si votata il regolamento, il regolamento non avrà natura contrattuale e quindi il divieto di detenere animali domestici sarà nullo, in quanto simile divieto, lede un diritto costituzionalmente garantito (ma sarebbe lo stesso se ledesse un diritto di rango inferiore) e nessuno, senza il consenso di tutti, può limitare il diritto di possedere un animale da affezione.

                    Quindi, quando comprate casa, fatevi consegnare copia del regolamento condominiale (ed eventualmente anche copia del verbale assembleare se dal regolamento stesso non è possibile dedurre se sia stato approvato all’unanimità o meno) perché se le norme vietano la detenzione di animali allora meglio che cerchiate altrove, a meno che prima di acquistare fate modificare il vecchio regolamento.

                    #11693

                    luca
                    Utente
                      • @luca

                      In pratica bisogna distinguere da caso a a caso, ma, tenendo sempre bene a mente, che è sempre meglio educare il proprio cane a non abbaiare continuamente quanto meno di notte.

                      concordo… ma ho imparato anche un’altra lezione:

                      All’inizio furono 6 i padroni chiamati alla sbarra, ma due di loro accettarono di pagare subito i 45 euro di ammenda stabiliti dal decreto di condanna per «strepitio di animali» emesso dal giudice monocratico del tribunale di Nicosia. Così uscirono dal processo. Gli altri 4, invece, in nome del diritto dei propri cani ad esprimersi liberamente pur nel rispetto della quiete pubblica, decisero di fare appello. E si è arrivati fino in Cassazione.

                      … se l’ammenda è di modico importo, conviene sempre conciliarla piuttosto che contestarla!

                      ho capito bene?
                      :mrgreen:[/quote]
                      benissimo.

                      spesso non è facile far digerire al cliente che è meglio accontentarsi di una pena minore ma a volte è la scelta migliore.

                      non ho seguito nel dettaglio quel processo, ma credo che chi scelse di non pagare la sanzione comminata dal PM con il decreto penale di condanna, fosse convinto che i suoi cani non abbaiavano. E magari è anche vero. Ad abbaiare, forse, erano solo i cani di chi, saggiamente, pago la sanzione, ma poi nel processo non sono riusciti a dimostrare che non erano i loro cani ad abbaiare ma quelli degli altri (rectius il PM ha dimostrato il contrario)

                      #14091

                      Admin
                      Admin
                      • Genere: Maschio
                        • @admin

                        Comunicato stampa LAV 27 settembre 2012
                        CAMERA APPROVA LEGGE PER DIRITTO A VIVERE CON CANI E GATTI NEI CONDOMINI. INTEGRATO IL CODICE CIVILE. LAV: ”STOP A DISCRIMINAZIONI SPECIOSE E SPECISTE, COSI’ E’ VIETATO VIETARE”

                        Mai più cause speciose e speciste per far allontanare cani, gatti o coniglietti dalle case. Vittoria per le famiglie che vivono con quasi 20 milioni di quattro zampe e di una battaglia iniziata nelle Assemblee condominiali e nei Tribunale, portata dalla LAV in Parlamento per una soluzione legislativa aldilà delle sentenze.
                        Lo ha stabilito la Camera dei Deputati con il voto di oggi approvando un’integrazione all’articolo 1138 del Codice Civile secondo la quale “le norme del Regolamento condominiale non possono vietare di possedere o detenere animali domestici”. L’Italia quindi adegua un’altra parte della propria legislazione ai principi contenuti nel Tratto Europeo che definisce gli animali esseri senzienti, e al Codice penale che punisce i loro maltrattamenti.
                        “Questo ‘vietato vietare’ è un nuovo, concreto passo per porre fine a una discriminazione contro chi vive con animali domestici, una battaglia che per il diritto di proprietà sulle case aveva già visto schierarsi la Giurisprudenza, ma che vedeva ancora ben organizzata un vera e proprio animalofobia da condominio – ha detto Gianluca Felicetti, presidente della LAV – di fatto questo nuovo principio legislativo assicura anche la fine delle cause per il passaggio nelle scale e l’utilizzo degli ascensori da parte dei quattro zampe, una pace sociale che dovrà essere rispettata da tutti, senza alcun dubbio interpretativo”. Naturalmente rimangono tutte le forme di tutela civile e penale che l’ordinamento già prevede a favore dei terzi che concretamente subiscano un danno dall’animale (inquinamento acustico, problemi igienico-sanitari certificati, per esempio).L’approvazione di questa nuova legge fa venir meno inutili controversie giuridiche, con grande vantaggio per la cosiddetta “macchina della giustizia”.Il nuovo articolo è stato approvato grazie alla presentazione, a inizio di questa Legislatura, nel 1998, della proposta di Legge della LAV per la riforma del Codice Civile sostenuta dalle parlamentari Gabriella Giammanco (Pdl) e Franca Chiaromonte (Pd), sostenuta nel passaggio della Camera dagli onorevoli Luigi Vitali, Michela Vittoria Brambilla, Gianni Mancuso del Pdl, Rodolfo Viola e Andrea Sarubbi del Pd e il relatore Salvatore Torrisi che la LAV ringrazia.La LAV pubblica anche la lista dei deputati che, come da verbali online della Camera, si sono opposti con interventi nelle Commissioni all’approvazione della nuova positiva norma a tutela di animali e famiglie: Anna Margherita Miotto, Luciana Pedoto, Gino Bucchino (Pd); Carla Castellani, Mariella Bocciardo, Carmelo Porcu (Pdl); Donato Renato Mosella (Api).

                        Segue approfondimento:
                        “Condominio degli edifici e Animali di Compagnia”
                        di Giuseppe Buffone, Magistrato ordinario del Tribunale di Varese
                        27 settembre 2012

                        Ufficio Stampa LAV
                        06 4461325 – 339 1742586
                        http://www.lav.it

                        Necessità dell’intervento Legislativo
                        Giova premettere che nell’attuale codice civile nessuna norma regola espressamente e in modo chiaro il diritto del condomino al proprio animale da compagnia, così registrandosi una variegata e multiforme rassegna di regolamenti e iniziative condominiali che testimoniano una inopportuna assenza del Legislatore dalla materia. Assenza giudicata “inopportuna” poiché è in progressivo aumento il contenzioso legato proprio alle controversie tra condomini e condomini in relazione a norme regolamentari che vietano la detenzione dell’animale o lo disciplinano con limitazioni o preclusioni a contenuto discrezionale e differenziato sul territorio. Il risultato è una generale incertezza interpretativa che incide in modo diretto e immediato sull’interesse pubblico alla prevedibilità delle decisioni (elemento che, come noto, riduce il ricorso al Tribunale) ed alla “pace sociale”, valore particolarmente sentito nell’ambito dei condomini e in generale della comunione, già in epoca romana, ritenuta come mater rixarum. E’, quindi, necessario che all’opera disgregante e differenziata delle singole assemblee condominiali o all’intervento disseminato e non univoco delle pronunce giurisprudenziali, si sostituisca la volontà sovrana popolare mediante l’alveo parlamentare. In molti casi i regolamenti condominiali vietano non solo di detenere animali negli spazi comuni ma anche e soprattutto di tenerli negli spazi di proprietà esclusiva e, cioè, in appartamento. Sulla base dell’attuale assetto normativo, il divieto di tenere negli appartamenti i comuni animali domestici non può essere contenuto negli ordinari regolamenti condominiali, approvati dalla maggioranza dei partecipanti, non potendo detti regolamenti importare limitazioni delle facoltà comprese nel diritto di proprietà dei condomini sulle porzioni del fabbricato appartenenti ad essi individualmente in esclusiva (Cass. civ., sez. II, sentenza 15 febbraio 2011 n. 3705 che conferma la sentenza Cass. civ., sez. II, 4 dicembre 1993, n. 12028). In altri termini, l’assemblea non ha il potere di limitare l’uso o il godimento delle singole proprietà dei condomini e, conseguentemente, non può vietare la detenzione di un animale di compagnia (principio di diritto pacifico, oramai, nella giurisprudenza della Cassazione; si veda anche la sentenza n. 13164 dell’anno 2001; principio ricorrente anche nella giurisprudenza di merito: v. Trib. Piacenza, 10 aprile 2001 in Arch. Locazioni, 2001, 689). Nel solco tracciato dal diritto vivente contemporaneo, pertanto, la proposta di Legge 4168 è tesa a non creare movimenti tellurici negli assetti vigenti bensì a consolidare gli imperativi normativi in vigore, specificandone i contenuti ed integrando il regime giuridico positivo. E, invero, il fatto che non sia consentito all’assemblea condominiale di vietare la detenzione degli animali nell’abitazione del condomino, lascia privi di regolamentazione tutti gli aspetti connessi e pertinenziali e, comunque, non impedisce al condominio di introdurre comunque clausole di divieto – in mancanza di una norma ad hoc – così costringendo il proprietario dell’animale a dovere attivarsi per l’impugnativa e la macchina della Giustizia a mettersi in moto per riaffermare la volontà statale contraria alla delibera assunta.

                        Diritto all’animale di compagnia
                        Che esista un diritto all’animale di compagnia è certo alla luce dei più recenti interventi del Legislatore. In primo luogo, a tutela del “sentimento per gli animali”, il Legislatore, nel 2004 (Legge n. 189) , ha introdotto i delitti di cui agli artt. 544-bis – 544-sexies c.p., ritenendo che, in base all’evoluzione della coscienza sociale e dei costumi, tale sentimento costituisca oramai un interesse da trarsi dal tessuto connettivo della Charta Chartarum, in particolare dalla previsione sempre-viva dell’art. 2, aperto al soggiorno dei valori man mano riconosciuti, nel tempo, dalla Società, come diritti inviolabili (anche se “inespressi”). Sul fatto che si possano desumere “nuovi diritti costituzionali”, non vi è ragione per dubitare, se non altro richiamando gli scritti Autorevoli di chi, già in data risalente, affermava che si deve interpretare l’art. 2 cost. nel senso che si è voluto affermare “non già un diritto generale di libertà, ma piuttosto un principio che non si esaurisce interamente nelle singole fattispecie previste, e perciò consente all’interprete di desumerne dal sistema altre non contemplate specificamente”. Ve ne è conferma nell’art. 5 della legge 20 luglio 2004, n.189 in cui si prevede che “lo Stato e le regioni possono promuovere di intesa (..) l’integrazione dei programmi didattici delle scuole e degli istituti di ogni ordine e grado, ai fini di una effettiva educazione degli alunni in materia di etologia comportamentale degli animali e del loro rispetto, anche mediante prove pratiche”. Ebbene: la norma scolpisce nel diritto positivo un principio che costituisce oramai patrimonio della coscienza sociale contemporanea ovvero “il rispetto degli animali”. In secondo luogo, la Legge 4 novembre 2010, n. 201, ha ratificato e dato esecuzione alla Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, fatta a Strasburgo il 13 novembre 1987 dove si prevede “che l’uomo ha l’obbligo morale di rispettare tutte le creature viventi”, e “in considerazione dei particolari vincoli esistenti tra l’uomo e gli animali da compagnia” si afferma “l’importanza degli animali da compagnia a causa del contributo che essi forniscono alla qualità della vita e dunque il loro valore per la società”. Ecco, perché, la giurisprudenza di merito, in tempi recenti, ha affermato che, nell’attuale ordinamento, “il sentimento per gli animali ha protezione costituzionale e riconoscimento europeo cosicché deve essere riconosciuto un vero e proprio diritto soggettivo all’animale da compagnia” (Trib. Varese, sez. I civ., 7.12.2011 in http://www.dirittoegiustizia.it, http://www.cassazione.net). Già in passato, peraltro, i giudici avevano avuto modo di riconoscere “il coinvolgimento in termini affettivi che la relazione tra l’uomo e l’animale domestico comporta” e “l’efficacia di completamento e arricchimento della personalità dell’uomo” (Pret. Rovereto, 15 giugno 1994 in Nuova Giur. Civ., 1995, I, 133).

                        #16268

                        saphira
                        Utente
                          • @saphira

                          è stato approvato il testo definitivo della legge di riforma del condominio: L’articolo 16 della legge emananda stabilisce espressamente che “Le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali da compagnia”.
                          http://www.altalex.com/index.php?idnot=13128
                          Fine della querelle? speriamo di sì!
                          intanto attendiamo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale!

                          #16288

                          manuel_vr78
                          Utente
                            • @manuel_vr78

                            Speriamo di Si. Il problema, purtroppo, molte volte non è dato tanto dai regolamenti condominiali, ma dell’atteggiamento delel persone. Sia di chi non vorrebbe avere cani nel proprio condominio, sia di chi invece pur avendo cani è incurante del bene comune.
                            Ma questo è tutto un altro discorso.
                            Tuttavia, un passo in avanti verso la civiltà .

                            #29050

                            leila89
                            Utente
                              • @leila89

                              ragazzi/e sono inca zzata nera…ho adottato una cagnolina che mi doveva arrivare a fine mese prima di avviare la pratica ho chiesto alla padrona di casa la quale mi ha risposto che non c’erano problemi. Io vivo in una villetta attaccata ad altre 3 ed e tutta della mia padrona di casa. oggi mi chiama dicendo che aveva cambiato idea e che non vuole animali in casa perché puzzano e abbaiano ( i suoi genitori tenevano un rott proprio nel giardino sotto la mia camera da letto che abbaiava di continuo e non mi sono mai mai lamentata ) io sono per vivi e lascia vivere.. le avrei detto che se ci fossero danni li avrei pagati io ma niente.. non vi nascondo che ci siamo insultate e praticamente mi vuole sfrattare vi sembra giusto?? nel 2013 avere problemi a prendere un cagnolino??? io la odio lo giuro .. intanto ho chiamato la volontaria e vede se trova una ragazza che me lo tiene ( pago io ) finche non cambio casa.. io non ci sto’ cavolo 1000 euro di affitto e gli devo dare pure conto????? ma dove viviamo che schifo

                              #29052

                              dino0977
                              Utente
                              • Località: Cosenza
                              • Genere: Maschio
                                • @dino0977

                                Ma guarda che non può obbligarti a non tenere il cane in casa. Tu paghi il fitto, tu sei la padrona!! Non c’è nessuna legge, nessun regolamento condominiale che te lo impedisce!!
                                Copio e incollo da Saphira che lo aveva già scritto qualche post più in giù :”Le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali da compagnia”. http://www.altalex.com/index.php?idnot=13128.

                                #29060

                                leila89
                                Utente
                                  • @leila89

                                  quindi cosa faccio le dico tranquillamente che non mi puo’ vietare di tenere in casa animali ? sono distrutta veramente delusa…

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