Il mito del Cane Dominante

 

 

IL MITO DEL CANE DOMINANTE

di Angelica Da Ronco (educatore cinofilo)

 

È uno dei termini più ambigui della cinofilia: c’è chi pensa sia la spiegazione di qualsiasi comportamento del cane e chi la considera quasi una parla tabù… ma che cos’è davvero la dominanza?

Cerchiamo una volta per tutte di analizzarne il significato, i contesti in cui viene utilizzato in etologia per dare finalmente un senso ad un termine che ormai ha delle implicazioni su moltissimi aspetti della convivenza con il nostro migliore amico. 

Partiamo dagli inizi e andiamo a guardare che cos’è la dominanza nel regno animale:

 

Cosa vuol dire dominanza

In etologia il termine “dominanza” è molto usato con un significato ormai univoco e accettato.

Indica una relazione tra due individui instaurata dopo una serie di interazioni agonistiche: il vincitore sarà definito il soggetto dominante mentre il perdente quello subordinato.

Il comportamento agonistico in questa situazione è profondamente diverso da una aggressione qualsiasi: gli etologi riconoscono in queste interazioni un’intenzione di fondo di cercare un vincitore e un vinto, di stabilire una relazione, piuttosto che di lasciarsi cadere nell’escalation della violenza.

L’assenza di violenza è un aspetto molto importante: la comunicazione animale usa molto il tatto, e può essere anche molto energica. La differenza tra comunicazione e aggressione sta proprio nell’emozione di fondo: in una competizione da dominanza, per quanto lo scontro possa sembrare pesante, non c’è perdita di autocontrollo da parte dei contendenti.

Se il gruppo sociale è composto da più di due individui, è possibile, che si crei una gerarchia transitiva, in cui il soggetto alfa è dominante su beta, beta è subordinato ad alfa ma dominante su gamma e così via, fino ad arrivare al soggetto omega, sottomesso a chiunque.

La relazione di dominanza può essere temporanea, ad esempio tra due individui che si contendono la priorità ad una risorsa: esaurito il tema della disputa anche la gerarchia scompare; tuttavia anche nei gruppi sociali stabili i rapporti di dominanza non sempre sono duraturi ma possono variare a seconda delle circostanze.

E questo mette in discussione la tesi secondo cui “leader si nasce”.

 

Dominanza e Aggressività

La definizione di dominante è “colui che detiene il potere”.

Partiamo dal presupposto che il cane sia un animale sociale e che viva in una struttura gerarchizzata come i lupi, quindi andiamo a guadare nei progenitori del nostro migliore amico come funziona la detenzione del potere.

I primi studi sui branchi di lupi sono stati svolti negli anni Sessanta: si trattava di lupi in cattività, in cui gli animali si ritrovavano spesso a dover convivere in branchi creati artificialmente e in spazi ristretti o comunque limitati. Quello che si osservò furono frequenti aggressioni  (spesso anche letali), e subito si pensò che la gerarchia fosse basata sulla violenza. Un’analisi più attenta però fece emergere che molto spesso qualche esemplare si allontanasse dal branco fino ai confini della riserva: un segnale che forse i lupi cercassero di evitare i conflitti, ma la mancanza di sufficienti spazi impediva loro di disperdersi e frazionare i branchi.

Studi più recenti hanno considerato tutti questi limiti e preso in esame gruppi di lupi allo stato brado, scoprendo che questi animali vivono in realtà in famiglie, dove il rispetto della gerarchia coincide con la devozione dei figli verso i genitori.

In questo scenario non è necessaria la violenza per farsi rispettare, anzi la gerarchia è finalizzata proprio ad evitare episodi violenti, che infatti nei branchi in natura sono quasi assenti.

Proprio come nei gruppi di esseri umani, anche per i lupi è l’autorevolezza e non l’autorità a fare il leader: un buon capo è calmo, ha autocontrollo e ignora le provocazioni. L’aggressività in un gruppo sociale non può essere ammessa in quanto mina la stabilità del gruppo stesso; l’individuo aggressivo pertanto non è il più forte ma al contrario un soggetto problematico dannoso per se stesso e per il branco.

Se vogliamo riprodurre quindi un rapporto basato sulla dominanza con il nostro cane, sarà bene ricordarci di mantenere sempre l’autocontrollo. Ogni gesto o punizione che sia fatto con rabbia infatti sarà visto dal nostro quadrupede come un’aggressione (e di conseguenza la sua reazione sarà un’aggressione o la sottomissione), e non compreso come un atto sociale. Se vogliamo essere dei leader e avere il rispetto del nostro fedele amico, occorre imparare come mostrare la nostra dominanza attraverso l’autorevolezza, senza nessuna forma di rabbia: in questo modo la sua risposta non sarà la sottomissione, ma il rispetto e la collaborazione. Così ci insegna la natura.

cane grande con piccolo 

 

Il mio cane è dominante?

Abbiamo detto che la dominanza è una relazione. La relazione riguarda necessariamente due individui, quindi la dominanza non è una caratteristica della personalità: “il mio cane è dominante” è una frase che non ha nessun significato.

Gli studi sugli animali da branco rivelano che non c’è motivo per cui un individuo di alto rango dovrebbe mantenere la sua posizione sociale se spostato in un altro gruppo.

Leader non si nasce e l’etologia ha abbandonato da tempo questa convinzione: studi statistici sui branchi di lupi suggeriscono che il temperamento di un animale varia a seconda dello stato fisiologico e delle circostanze sociali. È quindi più corretto pensare che le relazioni di dominanza siano determinate da fattori molteplici piuttosto che da “tratti di dominanza”.

Gli studi sui lupi rivelano infatti che a determinare le gerarchie concorrono fattori come età, stato riproduttivo, condizioni nutrizionali, risorse da contendersi; le osservazioni sui cani selvatici del West Bengala indicano inoltre che le dispute relative alla dominanza avvengono solamente nel periodo riproduttivo, suggerendo che la gerarchia per questi animali abbia importanza solamente per quanto riguarda la possibilità di riprodursi. Tutte queste caratteristiche non sono certo parte del patrimonio genetico di un cucciolo!

“Dominanza” è solo una relazione: il comportamento di un animale cambia a seconda delle circostanze come pure il suo ruolo in una società.

Cani Corso giocano 

 

Conclusioni

Credo sia chiaro che il termine “dominanza” non è adatto a spiegare la personalità di un cane; tantomeno serve a scusare i suoi comportamenti aggressivi nei confronti di uomini e animali.

Tuttavia è un termine che ha molto da insegnarci sui cani e sul nostro rapporto con loro. L’importante è non usarlo per stigmatizzare la personalità di un soggetto, cercando scuse per i suoi comportamenti o per i nostri atteggiamenti nei suoi confronti.

Il rapporto con un cane è qualcosa che va continuamente scoperto, come anche la sua personalità. Usare il termine “dominanza” ha assolutamente senso se si cerca di comprenderne il significato e di trasportarlo in un impegno ad avere un rapporto sano di collaborazione e rispetto con il proprio migliore amico: questo ci insegna Madre Natura.

 

 

Bibliografia:

–           Dominanza: realtà o mito?- Barry Eaton- Haqihana Editore, 2003

–           All’altro capo del guinzaglio – Patricia B. McConnel – Ed. TEA, 2003

–           Bradshaw, J.W.S., Blackwell, E.J. and Casey, R.A. (2009) Dominance in domestic dogs – useful construct or bad habit? Journal of Veterinary Behaviour, Clinical Applications and Research, Volume 4, Issue 3, Pages 109-144 (May-June 2009)

–           Mech, L. D. (2008). What Happened to the Term Alpha Wolf? International Wolf, Winter 2008, pp. 4-8. http://www.4pawsu.com/alphawolf.pdf

–           Creel et al. Rank and reproduction in cooperatively breeding African wild dogs: behavioural and endocrine correlates- Behavioral Ecology Vol. 8 No. 3: 298-306

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Forum Leadership e gerarchia con il cane in famiglia

Questo argomento contiene 129 risposte, ha 25 partecipanti, ed è stato aggiornato da  fubiano 3 anni, 2 mesi fa.

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  • Autore
    Articoli
  • #168

    angelica
    Admin
      • @angelica

      IL MITO DEL CANE DOMINANTE di Angelica Da Ronco (educatore cinofilo)   È uno dei termini più ambigui della cinofilia: c’è chi pensa sia la spiegaz
      [Leggi l’intero articolo presso: Il mito del Cane Dominante]

      #2393

      Anonimo

        Dato che mi è stato chiesto da più d’uno, voglio cercare di scrivere alcuni concetti rappresentativi del “mio” personale “metodo”.

        Spero così di fugare dubbi da chi magari credeva che fossi una sorta di “avvocato difensore” di Cesar Millan.
        Non ne ha certo bisogno, tanto meno lo voglio fare…

        E’ chiaro che io mi ispiro in larga parte dal suo insegnamento, da ciò che in tanti anni ha fatto e scritto… non solo dalle pur interessanti trasmissioni TV, che tutti forse conosciamo.

        Io credo tuttavia di aver ormai maturato un “mio [color=#bb0088]personale approccio[/color]” a quella che chiamo “[color=#448800]Esperienza di Branco[/color]“, ovvero un particolare quanto naturale modo di rapportarmi con i cani, con i miei cani e in genere con tutti i cani.

        Seguendo l’insegnamento di Cesar Millan ho imparato che bisogna mettere al primo posto l’istinto, unito ad una conoscenza (quella sì, umana) della sfera fisiologica e psicologica del cane. A questo deve seguire un obiettivo lungo tutta l’esistenza del rapporto mirato al benessere del cane e dell’uomo, alla costruzione di un equilibrio in cui si rispetti sempre da parte di tutti questa triade:
        [color=#ff4400]ESERCIZIO[/color], [color=#8888ff]DISCIPLINA[/color] E [color=#ff00ff]AFFETTO[/color]. In questo preciso ordine.

        In una parola: questo per me è il Branco perfetto.

        In questi topic che seguono cercherò di spiegare quali sono le “basi” che sostengono il mio pensiero.

        #2395

        Anonimo

          E’ vero, il cane domestico ha nel suo patrimonio genetico alcuni comportamenti innati che neanche secoli di selezione umana sono riusciti a reprimere. Questi comportamenti li ha ereditati dal [color=#bb0000]lupo[/color].
          Le regole sociali gerarchiche del cane e il linguaggio comunicativo sotteso a tale struttura gerarchica, si possono ritrovare nel suo antenato selvatico.
          Ma i cani non sono lupi, la maggior parte dei loro comportamenti si sono addolciti e modificati a misura d’uomo.

          Molti pseudo esperti di cani, hanno l’abitudine di chiamare in causa il lupo troppo spesso, convinti che quello che i cani fanno oggi sia nè più nè meno quello che i loro antenati selvatici fanno da migliaia di anni. Ma le cose non stanno proprio così; studi comparativi comportamentali tra le due specie hanno dimostrato che solo il 20% circa dei comportamenti tipici dei lupi persistevano in alcuni cani inselvatichiti.
          Senza dubbio, per alcuni aspetti, i cani sono ancora dei lupi che seguono un’etichetta sociale di un mondo perduto. Ma proprio come noi umani, i cani fanno cose che i lupi non si sognerebbero mai di fare: sanno essere dolci e gaudenti, ma anche altruisti, rozzi, ingenui, prepotenti, di un candore disarmante e totalmente sprovveduti.
          Soprattutto hanno sviluppato un’[color=#8800bb]empatia verso l’uomo[/color] che ha avuto un ruolo fondamentale e decisivo per il successo evolutivo di questa affascinate specie animale.

          Questa premessa è per chiarire che approcciarsi al cane attenendosi solamente alla rigidità della struttura gerarchica del suo antenato è superficiale e offensivo nei confronti del nostro caro Canis Lupus Familiaris.

          Molti degli aspetti che i cani hanno conservato del modello sociale dei lupi sono potenzialmente funzionali al loro nuovo ruolo di animali domestici, molti altri no.

          [color=#bb0000]L’innato senso di gerarchia sociale è la parte istintiva del cane che più ci interessa ai fini di una quieta convivenza con l’uomo[/color].

          Come si può ben immaginare, l’adattamento di due moduli strutturali sociali appartenenti a due specie molto diverse potrebbe creare problemi relazionali seri.
          Sono dell’opinione che la stragrande maggioranza di queste incomprensioni relazionali tra l’uomo e il cane vedono come protagonista in negativo l’uomo.

          Spesso si dimentica che il cane è [color=#0000ff]prima di tutto un’animale[/color].
          Molti fanno l’errore di approcciarsi al proprio amico a quattro zampe come se fosse una persona, un figlio o un amante! In molti casi questo rapporto alla pari crea molteplici problemi comportamentali anche molto gravi e pericolosi.

          [color=#448844]Avere una struttura sociale chiara e definita è di vitale importanza per l’equilibrio psicologico del cane domestico.[/color]

          E’ importante che in questa struttura, il cane assuma il ruolo di individuo Omega.
          [color=#ff8844]Per Omega intendo l’individuo che, all’interno del branco (la famiglia), ha minori responsabilità. [/color]
          La parte del Leader invece, deve essere impersonificata da tutti i componenti famigliari.

          Il lupo Leader (Alpha) in una struttura piramidale invece, è il membro che occupa la nicchia più alta, è colui che si occupa di tutti quei ruoli di responsabilità all’interno di un branco organizzato, gode dei migliori privilegi, ed è l’individuo migliore del gruppo, capace di uscir fuori con sicurezza e tenacia da tutti i problemi di vita quotidiana.
          Le responsabilità che un capo branco assume nei confronti dei propri subalterni sono svariate e faticose per un lupo che vive nel proprio habitat, possiamo immaginare per un cane domestico!.

          Questo si ritrova a dover adattare i propri istinti in un universo che non è in grado di gestire, fuori portata dalle sue capacità di animale.

          #2396

          Anonimo

            Ma andiamo a analizzare, in un cane domestico che ha assunto un ruolo dominante, quali sono queste responsabilità, quali i privilegi e i [color=#ff0000]problemi comportamentali conseguenti [/color]e tipici di questa situazione.

            Un leader si sente responsabile rispetto al suo branco:
            – dell’alimentazione
            – della difesa dei membri subalterni e del suo territorio
            – della regolazione dei comportamenti

            e gode dei seguenti privilegi:
            – è rispettato
            – mangia per primo scegliendo e pretendendo il cibo migliore (anche il nostro)
            – Interagisce a suo piacimento con i membri subalterni del branco chiedendo attenzioni, cibo e carezze quando lo desidera
            – usufruisce dei giacigli migliori quali letti, divani, poltrone

            #2397

            Anonimo

              I problemi comportamentali tipici di un cane dominante possono essere svariati:

              Attaccamento morboso ad uno o più membri della famiglia che spesso sfocia in un ansia da separazione. Questa nasce dall’ impossibilità di difendere il padrone quando è fuori casa.
              Aggressività difensiva verso estranei o altri animali.
              Aggressività verso i propri padroni, messa in atto in certe situazioni per ribadire e difendere i propri diritti di cane Leader.
              Scarsa deferenza e obbedienza; l’animale non ascolta e ci ignora. Può farlo anche solo fuori casa pur essendo obbediente dentro: “Dentro casa comandi tu, fuori sono io il Leader!” o viceversa.
              – Il cane al guinzaglio tira e va dove vuole lui trascinando il conduttore; ci anticipa per andare in avanscoperta!

              Questi sono solo alcuni dei problemi legati alla dominanza.

              [color=#4444ff]Ma non bisogna esagerare nell’attribuire comportamenti sgraditi del cane solamente ad una questione gerarchica.[/color]
              Il cane è un animale con una mente complessa in grado di ragionare, elaborare decisioni, e provare sentimenti e emozioni profonde. Tutto questo rende il rintracciare la radice di un problema comportamentale, un lavoro più complesso dell’attribuirlo solo alla gerarchia.

              Ma far fede a queste regole sociali istintive è la base di un rapporto equilibrato tra uomo e cane.

              Vediamo chiaramente cosa accade quando un cane assume una posizione di rilievo all’interno del suo branco.
              Quindi [color=#0000ff]più un cane riceve privilegi dal suo padrone più la sua posizione gerarchica sale[/color], riempiendosi, suo malgrado, di responsabilità.

              Potremo quindi formulare l’equazione:

              + privilegi = +responsabilità = [color=#ff0000]+problemi comportamentali[/color]

              La conclusione più ovvia potrebbe sembrare così quella di sottrarre privilegi al cane per sottometterlo eliminando così i problemi.

              MA bisogna pensare al rapporto con il nostro cane come un equilibrio tra disciplina e affetto e tra fermezza e tolleranza, dove uno squilibrio tra uno di questi fattori fa la differenza tra l’avere un cane problematico[color=#bb44bb]essere un buon leader[/color] – [color=#448844]essere un dittatore con un cane frustrato e infelice![/color]

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              [color=#ff8844]Non dobbiamo diventare dittatori, ma dei saggi e equilibrati Leader, un punto di riferimento per il nostro cane che troverà in noi un’ inseparabile e affidabile amico.[/color]

              #2407

              angelica
              Admin
                • @angelica

                Da tempo ormai sono dell’idea che si si intende correttamente il concetto di “leader”, l’approccio da leadership e quello da partnership con il cane finiscono per essere la stessa cosa.
                Il buon capo infatti non è sempre pronto a punire ma casomai sempre pronto a proteggere il suo sottoposto. Il subordinato non ubbidisce per timore del buon Leader, ma per fiducia e stima.
                è la differenza insomma tra autorità e autorevolezza.

                Sia che ci consideriamo Leader sia che ci consideriamo Partner il nostro compito è prima di tutto cercare il benessere del cane, soddisfare le sue necessità, rispettare le sue richieste; tutto il resto verrà da sé.

                A questo punto se il cane è un animale da branco o meno diventa una questione più che altro teorica o di interesse etologico.

                Tuttavia mi farebbe molto piacere Pietro se mi citassi gli studi che hai trovato a dimostrazione del fatto che il senso della gerarchia nei cani è innato o è parte del 20%dei comportamenti ereditati dall’antenato comune con il lupo.

                Da quello che ho trovato io, non tutti i canidi hanno strutture sociali gerarchiche, le volpi e alcuni cani selvatici non vivono neppure in branco, se non in determinati periodi in relazione alla quantità di cibo.
                Ho trovato anche uno studio condotto su cani domestici: 19 cani sono stati messi insieme in un ambiente “ideale” per sei mesi e sono state registrate tutte le le loro interazioni per osservare se stabilissero tra loro una gerarchia.
                I dati raccolti suggerivano che non si potesse parlare di una gerarchia generale, ma di rapporti molto più fluidi che variavano a seconda delle circostanze.

                In verità questo studio non mi ha convinta molto, per cui sono curiosa di accedere alle tue fonti! ;)

                #2408

                angelica
                Admin
                  • @angelica

                  Riguardo alla teoria del branco tuttavia c’è un altro punto teorico da valutare, e visto che hai letto Barry Eaton lo conoscerai:

                  Il cane si sente parte del branco di famiglia?

                  Sto scrivendo un articolo a riguardo (anche se ci sto mettendo molto perché non sono ispirata! :P )perché la questione non è affatto ovvia.
                  Se la risposta fosse affermativa vorrebbe dire che sono possibili branchi di specie miste, e in etologia devo ancora trovare qualcuno che parli di branchi di questo tipo in natura.
                  Al massimo ho trovato branchi misti di due tipi diversi di gazzelle che sono estremamente simili, ma cani e uomini se ci pensi è molto diverso!
                  è incredibile che non ci siano studi in merito!

                  #2457

                  espada
                  Utente
                    • @espada

                    Pietro, scusami ma la mia percezione è che in questo topic usi il termine “dominanza” in modo molto commerciale… al contrario di quello che hai illustrato nel topic dedicato!
                    ;-)

                    #2514

                    espada
                    Utente
                      • @espada

                      Il cane di famiglia si sente parte del nostro “branco”?
                      :unsure:

                      Ha senso parlare di legge del branco per il cane di famiglia?

                      #2519

                      angelica
                      Admin
                        • @angelica

                        grazie, mi hai anticipata di poco nel linkarlo! ;)

                        #7396

                        espada
                        Utente
                          • @espada

                          la visione ANTROPOMORFIZZATA del cane è proprio (al contrario come vedi) quella che sostiene che il cane voglia fare scalate gerarchiche!
                          è antropomorfizzata perchè dipinge il cane con le meschinità dell’uomo.

                          al contrario, il cane VUOLE STARE AL POSTO SUO!

                          non sei tu a dovergli impedire di risalire la gerarchia…

                          casomai se sei una persona senza personalità (scusa il gioco di parole) lo costringi ad assumere una posizione superiore a quella che gli competerebbe e che vorrebbe.

                          ma non perchè lui sale… sei tu che scendi, che ti metti a un livello inferiore al suo!

                          “Non sono i cani che devono essere fatti scendere di grado sociale, siamo noi a dover agire come qualcuno che valga la pena ascoltare!”
                          (Suzanne Clothier ne “Se le preghiere dei cani fossero ascoltate”)

                          #7398

                          Anonimo

                            Scusate, a me sembra che si stia facendo molta “filosofia”.
                            Dimenticano in molti (e non vorrei accadesse anche qui…) che i cani sono cani e “ragionano” da cani, quindi togliamoci (nel bene e nel male) tutte le sovrastrutture tipicamente umane (buone o sbagliate che siano) e cerchiamo di analizzare la realtà come la percepiscono i cani (o come crediamo la percepiscano) e poi – li sì usiamo tutta la nostra capacità umana (e superiorità logica) per dare un senso alla comunicazione efficace di ciò che sta a cuore.

                            Detto questo nessuno vuole dissertare sul “senso del potere” fine a se stesso come elemento fondante la cosiddetta “dominanza” di un cane su chi sta attorno…
                            Ma negare che un cane – come parte del branco-famiglia – voglia e possa “scalare” una scala gerarchica è del tutto sciocco, a mio parere.

                            Facciamo un passo indietro per comprendere quanto ho scritto.
                            Partiamo dal presupposto che un cane non sa cosa sia un branco. MA CI SI TROVA E CERCA NATURALMENTE DI COLLOCARSI…
                            Partiamo anche dal presupposto che un cane non pensa a fondare un impero o una specie di dittatura, magari a suo esclusivo vantaggio. MA DI FATTO E’ UN ANIMALE CON IMPULSI, DESIDERI, INCLINAZIONI E ASPETTATIVE. Ed è del tutto normale e scontato che cerchi di perseguire VOLTA PER VOLTA senza dietrologie e nemmeno senza troppi progetti (o “business plan”) ciò che gli si para davanti al cervello…
                            Partiamo infine dal presupposto che NON TUTTI I BRANCHI FAMIGLIA sono correttamente costituiti, o meglio, non tutti i proprietari di cani (e relative famiglie) adottano una condotta generale e particolare corretta e coerente: in questi casi parlare di cane dominante o di scalata gerarchica è come discutere di come difendere una fortezza militare senza accorgersi che tutti i ponti levatoi sono abbassati!

                            Detto ciò, parliamo per chiarezza, di una struttura sociale mista (famiglia) dove esiste (almeno la volontà timida) una gerarchia correttamente impostata, un capofamiglia (o un capobranco) che con amore e fermezza detta le regole della civile convivenza, si preoccupa che tutti “stiano al loro posto” e, se è il caso, interviene e corregge chi non “sta alle regole”.

                            Bene! In questo contesto (figuriamoci negli altri!!!) un cane (non tutti, beninteso!) può tranquillamente – per puro senso di ribellione, o per pulsioni particolari o per altri mille motivi (le cui dinamiche sono oggetto di studio di etologi, ecc.) – “tentare la scalata gerarchica” ovvero può tentare di “mettere in discussione” l’ordine prestabilito che, ricordiamolo!, è assolutamente opinabile e discutibile! (pensiamo alla famiglia che NON vuole che il cane entri in casa, contrapposta a quell’altra famiglia che magari il cane in casa lo fa vivere 24 ore su 24 ma, per contro, stabilisce la regola che non si deve salire sul divano o sul letto).
                            In questo caso, scalare la gerarchia può essere del tutto normale e non è detto (anzi, per me non lo è mai) che lo faccia per un insano spirito di prevaricazione stupida e cieca: è sempre sorretto da una motivazione chiara e netta, pragmatica e spesso utilitaristica.
                            E non è nemmeno detto che l’eventuale scalata gerarchica abbia luogo UNICAMENTE quando siamo noi a lasciare un vuoto. Certo, in questo caso forse daremo un ottimo pretesto al cane, ma non è quella l’unica situazione.

                            Da quello che scrive Espada (e sorretto dalla Clothier) parrebbe che “non siamo noi a dover impedire al cane di risalire la gerarchia…”; e ancora “non è il cane che sale ma noi che ci mettiamo ad un livello inferiore…”.
                            Ecco, trovo limitata questa visione: antropomorfizzare il cane è attribuirgli pensieri (e opere) umani, ma anche presumere che il cane si comporti in un certo modo ESCLUSIVAMENTE in funzione di una nostra defaillance… è proiettare schemi di ragionamento umano al cane, quindi in ultima istanza è antropomorfizzarlo! Pretendere di attribuire al cane la capacità di psicanalizzare l’uomo è, francamente, troppo.

                            Mi sembra invece più semplice e verosimile (non pretendo di dire “vero”) immaginare il cane di famiglia come quel componente del branco che – da buon opportunista e fine conoscitore delle usanze ed abitudini, delle regole e della coerenza (o assenza della quale) con le quali vengono trattate queste regole, DECIDE IN MODO DEL TUTTO ESTEMPORANEO E UTILITARISTICO (talvolta con qualche progettualità) DI COMPIERE AZIONI VOLTE A METTERE IN DISCUSSIONE non tanto “i massimi sistemi” quanto L’AUTORITA’ CHE GLI IMPEDISCE DI RAGGIUNGERE I PROPRI SCOPI. E fa tutto questo senza preoccuparsi (come farebbe un umano) delle conseguenze collaterali o dei sentimenti o risentimenti di chi lo circonda…

                            IL CANE NON HA MORALE!!

                            Lo fa solo per puro egoismo, che peraltro mentre per noi tale termine ha un’accezione negativa, per lui è del tutto “lecito”.

                            Ricordiamoci, quindi di non pensare – quando interagiamo con il nostro cane – che lui abbia il senso del bene e del male innato, o che possa “capire” ciò che “è buono o malvagio”. Siamo noi che lo condizioniamo perché lui possa vivere nella nostra società.

                            Quindi, concludendo, contesto la visione per la quale “Non sono i cani che devono essere fatti scendere di grado sociale, siamo noi a dover agire come qualcuno che valga la pena ascoltare!” perché noi agiamo nei suoi confronti perché lui “obbedisca” punto e basta. Pretendere che lui “capisca” è una violenza al suo modo di “pensare”…
                            Per buttarla in battuta (a volte si capisce meglio): se voglio che il cane non abbai/ringhi al postino ogni volta che passa potrò fare molte cose… se per esempio gli do’ un bocconcino quando passa dicendogli “no!” all’abbaio e per associare invece un evento positivo lui non abbaierà al postino non perché “ha stima” nei nostri confronti o perché ha elaborato che è “moralmente sbagliato” abbaiare ad un portalettere nell’esercizio delle sue funzioni, ma semplicemente perché io gli ho detto di non farlo e ho esercitato quindi la mia autorità, come farebbe una mamma con un cucciolo (a volte mi chiedo se molti cino-filosofi hanno mai visto l’animale cane da cucciolo, appena nato, nei primi giorni, settima e di vita.—

                            #7400

                            Anonimo

                              Fondamentalmente sono costretto a essere daccordo con Cesarway (…:lol: …), non per convinzione preconcetta o basandomi sulla mia limitata esperienza, ma per varie letture e esperienze apprese da persone che vivono i cani e li osservano da molto tempo.

                              Devo però dire che la frase riportata da Espada:

                              “Non sono i cani che devono essere fatti scendere di grado sociale, siamo noi a dover agire come qualcuno che valga la pena ascoltare!”

                              non è poi così in antitesi, in quanto è l’altra faccia della stessa medaglia:
                              Perchè il cane accetti di essermi subordinato io devo pormi come un capobranco che lui possa rispettare; posso pormi come capobranco schiacciando lui verso il basso o elevando me ai suoi occhi in modo che lui ritenga vitale rispettarmi e obbedirmi.

                              #7402

                              peter-parker
                              Utente
                                • @peter-parker

                                posso pormi come capobranco elevando me ai suoi occhi in modo che lui ritenga vitale rispettarmi e obbedirmi.

                                Che operazione compi per elevarti ai suoi occhi, sei più “cane” di lui nel senso che lo superi nelle qualità/attitudini che lui facilmente comprende o elevi lui al tuo livello con il rischio concreto di antropomorfizzarlo?

                                Lo chiedo non per polemica ma perchè ancora devo trovare la mia strada…

                                #7412

                                Anonimo

                                  Premetto che ho pochissima esperienza, Rock è il mio primo cane.
                                  Ti faccio un esempio di comportamento che ho mutuato da un libro scritto da un pastore anglicano che allevava e educava cani.
                                  In questo libro lui descriveva come in un branco di suoi cani la leader era una femmina che (pur non essendo la più veloce ne la più forte) aveva sensi più acuti degli altri cani e che indicava al branco la presenza delle prede.
                                  Io quando vado al parco con il mio piccolo, quando vedo una lepre la indico e mi muovo rapidamente verso di essa, Rock mi supera e parte all inseguimento; da questo ha imparato che obbedire e andare nella direzione che io indico porta ad una buona caccia e in generale porta a dei vantaggi (magari gli indico anche una cagnetta con cui giocare, o una lucertola da attaccare) e quindi che conviene obbedire per divertirsi.
                                  Questo ovviamente è solo un esempio…

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