Il nesso che intercorre tra l’ambiente e l’addestramento del cane

Pubblico questo articolo, riguardo al condizionamento ambientale, durante le fasi di lavoro svolte in addestramento.

Ieri ho parlato, oltre che del condizionamento classico (stimolo-risposta-premio) e della meccanizzazione dell’esercizio, anche dell’importanza delle figure, ossia delle posture del corpo che il conduttore assume (tecnicamente si chiama semiotica, la capacità che solo i cani hanno di leggere i segnali corporei dell’uomo) nell’ottica di una maggiore o peggiore riuscita, nell’esecuzione degli esercizi.

Un altro fattore determinante, che sottende ai meccanismi di apprendimento, è sicuramente l’ambiente circostante.
I cani hanno una straordinaria capacità di associazione, probabilmente sono tra i più attenti osservatori del creato. Essi imparano presto a capire, ad esempio, che se prendiamo il guinzaglio si esce per una passeggiata, che la macchina è positiva perché si esce col proprietario, o che un determinato indumento potrebbe essere l’inizio di un bel gioco (ad esempio un giubotto pieno di premi, che posso indossare sempre prima di premiare il mio cane, associano fatti, circostanze, luoghi e situazioni).

Tale dote è ovviamente utilizzata dall’addestratore, per far capire all’animale quello che gli si chiede prima che ciò avvenga, ossia per prepararlo all’esecuzione di un comando. Così ad esempio, quando indosso gli stivali, e metto il guinzaglione al mio cane, lui saprà che stiamo andando a fare le piste; o se magari indossa la pettorina sarà la volta degli attacchi, in entrambi i casi lui saprà già prima quello che dobbiamo andare a fare.

L’ambiente di lavoro ha un ruolo fondamentale nella riuscita di tutto il lavoro, in quanto i cani imparano a capire che all’interno di un determinato spazio si gioca, si lavora, ci sono dei premi ubicati in alcuni punti del campo (come ad esempio il posizionamento del punto di rifermento per l’invio in avanti, o la presenza dell’ostacolo o della palizzata).

Tanto maggiore è il numero di ripetizioni, poste in essere in quello spazio, tanto più l’animale verrà condizionato dall’ambiente, sia in maniera positiva (nel caso dell’ottenimento di premi), che negativa (nel caso dell’elargizione di punizioni), pertanto egli potrà avere un rapporto positivo o negativo con il luogo indicato a seconda delle esperienze che ha maturato all’interno di esso.

Tuttavia è indubbio che, in una prima fase dell’addestramento, la presenza di un ambiente motivante e condizionante facilita molto il mio operato. Non è raro vedere cani lavorare benissimo all’interno del loro campo, salvo poi “mettersi in ferie” non appena giunti a casa dal loro proprietario, o in un posto diverso: svanisce l’effetto ambientale condizionante.

Non a caso, tutti i maggiori agonisti cinofili provano sempre il campo di gara prima di una competizione importante, e certamente se un soggetto viene sottoposto ad una prova di lavoro nel campo in cui si allena, la probabilità di far bene aumenta sensibilmente.

D’altronde anche per le squadre di calcio è lo stesso: giocare in casa è molto più rassicurante che giocare fuori casa. Quindi noi, nel nostro metodo di lavoro, ci avvaliamo sicuramente dei benefici derivanti dalla predisposizione al lavoro che il campo dove ci alleniamo genera nei nostri cani, ma successivamente faremo sì che il panorama conoscitivo dei nostri allievi vari quanto più possibile, in modo tale da stabilire in maniera chiara e perentoria che ovunque ci si trovi, la situazione non cambia, che sempre in qualsiasi posto, dopo aver focalizzato l’attenzione su di noi ed aver svolto un esercizio, si sarà ricompensati nel migliore dei modi. Stabilendo nel cane la certezza della ricompensa, avremo una grande attenzione sull’uomo, che porterà il cane a concentrarsi totalmente sul conduttore tralasciando altri fattori esterni. Questo passaggio è importante compierlo, sia con i cani da sport, che con quelli di casa, in quanto anche i secondi se non abituati a lavorare in molti luoghi, dopo che ovviamente sanno fare bene, falseranno di molto i risultati raggiunti, facendo disperare il malcapitato cliente di un ipotetico campo d’addestramento che vede il suo cane comportarsi bene quando va a lezione, e cambiare idea non appena cambia posto di lavoro.

Per completare il discorso vorrei aggiungere che quanto più un cane è socievole, tanto più facile sarà per lui adattarsi a mutate situazioni ambientali: la socializzazione, che consiste nel sottoporre il cucciolo a vari stimoli (uditivi, tattili, visivi oltre che ambientali) è sicuramente necessaria ed auspicabile, ma certamente avrà dei risultati molto scarsi, in cani non dotati di “socialità” nel proprio bagaglio genetico.

Se nel genotipo tale dote non è presente, avremo problemi di adattamento ambientale, di contatto con persone sconosciute, e nei casi più gravi anche di eccessiva sensibilità ai rumori e ad ambienti affollati.

Portando all’estremo il discorso un grande addestratore moderno disse in un’intervista “io cresco i miei cuccioli portandoli solo al campo addestramento, non li porto in giro per la città, perché comunque se hanno socialità non ne risentiranno in futuro; se invece non ne hanno, il giro del mondo non basterebbe a farli abituare neanche al cambiamento di una panchina che fosse spostata di un metro, nel giardino di casa.”

a cura del dott. Mauro Augusto

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