L’uso del bocconcino nell’educazione del cane

 
 

L’USO DEL BOCCONCINO NELL’EDUCAZIONE DEL CANE

di Vittorino Meneghetti e Angelica Da Ronco

 

 

Il sistema decisionale del cane è basato su meccanismo logici particolarmente efficienti, che lo portano ad agire sempre nel modo più conveniente.

L’apprendimento delle “leggi naturali” assume per il cane lo schema causa à effetto, tale per cui il cane osserva le conseguenze che scaturiscono dalle sue azioni: cosa ottiene in più o in meno rispetto allo stato precedente all’azione.

Facendo leva su questo processo sono state elaborate le tecniche di condizionamento del comportamento: fra gli studiosi che più si sono occupati di questi meccanismi possiamo citare Eberhard Trumler (1923/1991) che definì l’apprendimento come “un processo che si manifesta sotto forma di cambiamenti adattativi nel comportamento dell’animale dovuti all’esperienza”.

 

 

In termini meno scientifici, il cane come gli altri animali può cambiare, anzi impara a cambiare il suo comportamento a seguito di esperienze già vissute in situazioni uguali e molto simili tra loro. 

Tale metodo, da tempo utilizzato nella maggior parte dei centri cinofili,  è ormai conosciuto da tutti gli addetti ai lavori e addirittura esagerato nel  famoso “metodo gentile o dolce”, reso noto dall’uso sconsiderato del bocconcino che fanno i suoi esponenti meno professionali.

 

Per questi personaggi infatti, sembra che il biscotto sia la panacea di tutti i mali, capace di risolvere qualsiasi problema e insegnare qualunque comportamento al cane.

Esempi: il cane è disubbidiente e non torna?……..diamogli un bocconcino!

Il cane è aggressivo con le persone e con i cani?…….diamogli un bocconcino!…… etc. etc….

 

All’origine dell’abuso di questo strumento è  la scorretta (o mancata) comprensione di quale sia la catena psicologica di apprendimento del cane

 

 

In pratica usano il premio come stimolo per insegnare al cane qualsiasi cosa ponendolo erroneamente  all’inizio della catena psicologica dell’apprendimento invece che alla fine.

 

Il risultato è spesso davanti ai nostri occhi: i proprietari sono  obbligati  ad andare in giro sempre con una montagna di bocconcini  altrimenti il cane non esegue nessun esercizio,  in quanto hanno impostato la comunicazione in modo scorretto e si trovano costretti a mostrare il premio prima ancora di dare l’ordine!

 

Capita pure di imbattersi in proprietari che cercano di contenere il proprio cane, quando questo tira come un matto per andare ad abbaiare contro un altro che passeggia sul lato opposto della strada: fa sorridere vederli cercare di attirare l’attenzione del proprio fedele amico mettendogli un bocconcino di fronte al naso nel tentativo di distrarlo.

Quand’anche l’azione abbia successo il problema non si è risolto! Non si è nemmeno affrontato, anzi, ma solo aggirato.

La conseguenza paradossale è che, più ancora del cane, in breve tempo è il proprietario a diventare bocconcino-dipendente, non potrà più farne a meno!

 

 

 

Allo stesso modo è altrettanto avvilente osservare come, per molti mestieranti di questa scuola di pensiero, il bocconcino sia considerato l’unico premio possibile, e venga utilizzato negli ambiti più disparati.

Vi sono taluni educatori, ad esempio, che sono soliti abusare dell’uso dei  bocconi durante  la riabilitazione di cani con problemi di socializzazione nei confronti dell’uomo, facendo in modo che ad ogni avvicinamento venga offerto un boccone da parte dell’estraneo. Questo tipo di approccio, accettabile nelle prime fasi di recupero, diventa deleterio, addirittura fa inorridire nel proseguo.

Fa inorridire perché non considera il cane come animale sociale, per il quale il contatto con l’uomo ha senso solo all’interno di una relazione; fa inorridire perché non contempla il fatto che il superamento di una difficoltà è esso stesso il premio più grande che si possa ricevere; fa inorridire perché perde di vista tutto il meglio del cane, le sue caratteristiche etologiche e le sue doti naturali, la sua attitudine a condividere la propria esistenza con l’uomo!

 

 

 

D’altra parte tutto ciò si sposa molto bene con un’ottica dilagante, che non vuole considerare il cane per la sua natura, ma lo vuole trasformare – qualsiasi sia la sua razza e la sua funzione – in “cane da compagnia”, ovvero un pantofolaio che dorme sul divano tutto il giorno.

Quello che è più grave, è che continuando su questa strada perderemo  ulteriormente tutte quelle famose doti naturali che sono la base della psicologia canina ovvero la docilità, la socialità, la tempra, l’equilibrio psichico, etc. etc.,   doti che sono sempre servite nei rapporti di relazione tra cane e uomo.

 

 

 

Ma qual è invece la ricompensa per un cane da lavoro, qualunque esso sia? Per il cane che protegge le greggi, per il cane che le conduce, per il cane che lavora sodo trainando una slitta, per il retriver  che si butta nell’acqua gelida per riportare, per un cane da difesa e utilità durante una prestazione di difesa?

Speriamo che tutti questi cani ricevano almeno una tenera carezza!

Si renderanno conto che la sera verranno ricompensati con un pasto?

Secondo noi, anche se lo sapessero, difficilmente la loro prestazione avverrebbe per questa ritardata gratificazione.

Per la maggior parte dei compiti che svolgono questi formidabili cani da lavoro, apparentemente non ricevono mai una ricompensa immediata, probabilmente la ricompensa non è il cibo o il bocconcino ma è intrinseca nella loro prestazione e per i cani da lavoro, la gratificazione sta proprio nella prestazione del loro lavoro, il bocconcino è solo un extra e, spesse volte inutile, se la prestazione non si è verificata.

Il cane utile lavorando mantiene vive e attive le sue doti naturali che vengono continuamente forgiate nelle prestazioni di lavoro, generazione dopo generazione. Questo è il loro “bocconcino”.

 

Forum L’uso del bocconcino nell’educazione del cane

Questo argomento contiene 57 risposte, ha 14 partecipanti, ed è stato aggiornato da  fubiano 3 anni, 8 mesi fa.

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  • Autore
    Articoli
  • #291

    Admin
    Admin
    • Genere: Maschio
      • @admin

      Angelica Da Ronco (educatore cinofilo) ha scritto questo articolo in collaborazione con il maestro di addestramento cinofilo Vittorino Meneghetti, per illustrare il corretto processo di apprendimento naturale del cane ed evidenziare i principali errori che si commettono quando si ricorre all’uso del bocconcino in modo sconsiderato.
      [Leggi l’intero articolo presso: L’uso del bocconcino nell’educazione del cane]

      #23605

      ellyebrando
      Moderatore
        • @ellyebrando

        anche il rinforzo positivo usato male, fa andare il cane in ansia… l’aspettativa da parte nostra che lui riesca a fare una certa cos, se la sente addosso e non potendola sopportare, si chiude…

        Ho preso spunto dalla frase di espada usata in un altra discussione per dare il via a questo topic, lo trovo un argomento molto interessante e se hai voglia di continuare da qui Alessio te ne sarei grata :cheer:

        #23608

        espada
        Utente
          • @espada

          beh, dire che qualunque cosa usata male può essere dannosa, è banale…

          ne parlavo con Angelica, che magari spiegherà meglio il concetto, perchè forse ho invertito i rapporti causa-effetto.

          creare un’aspettativa sul cane, fargli sentire il peso di essa, può metterlo in ansia.

          faccio un esempio concreto: quando abbiamo adottato Kilwinning, non sapeva salire le scale.
          uno dei tentativi che avevo utilizzato era di mettermi qualche scalino più in sù di lei, con un bocconcino il mano…
          non ostante credessi di aiutarla, perchè glie lo concedevo anche senza che riuscisse a salire qualche scalino, per il solo fatto che cercasse di proiettarsi verso di me (il che a me sembrava un progresso) in realtà la mandava in confusione e lei scappava più in giù (in modo peraltro scoordinatissimo)

          il mio punto di vista è che, se il cane è stato fortemente condizionato all’idea del premio, quando gli chiediamo un risultato che non riesce ad ottenere, questo per lui diventa ancora più frustrante perchè ne consegue che non ottiene il premio e non sa nemmeno come fare, quindi va in stress.

          (poi ci sarebbe da considerare che lo “stress” può essere positivo, perchè si cresce solo superando stati di stress, ma questo è un concetto a parte, credo)

          voi che ne pensate?

          #23638

          Anonimo

            Il rinforzo positivo… Una lunga questione! ;-)
            Diciamo che creare un’aspettativa nel cane troppo grande, non gli giova, perché lo stress è troppo e anche se l’esercizio è semplice il troppo stress lo complica. Ma il rinforzo positivo, almeno per come lo intendo io, non è quello di cui hai trattato tu, Alessio. Uso il tuo stesso esempio: io non avrei messo il bocconcino qualche gradino più su per convincere il cane a salire. Io l’avrei fatto salire in vari modi, e solo dopo che il cane è salito, tiro fuori il bocconcino e lo premio.
            Perciò nei miei casi non si crea stress. Stesso esempio con Yuma: se io le chiedo, al campo d’addestramento, seduta, non le mostro mica il bocconcino e poi le dico seduta. La faccio sedere e poi le do il bocconcino.

            Quindi, capisco cosa intendete, e sono d’accordo sul fatto che non vadano create aspettative troppo grandi, ma la soluzione è piuttosto semplice: non crearle con il cibo o con il gioco! Che non vanno usati come motivanti, ma come premi.
            Mi spiego? :-)

            #23668

            dogbite
            Utente
              • @dogbite

              Beh argomento interessante per la maggior parte dei lettori del forum ..
              Facciamo un esempio, impostare un tubo o tunnel ( altri logicamente useranno altri metodi che sono più di uno) , porto il cane davanti al tubo giocandoci metto il conduttore dalla parte opposta che dal l’invito “dentro” per esempio , quando il cane lo ha raggiunto lo premia, in questo caso il premio viene dato dopo aver attraversato il tubo e non viene usato come stimolo. Se dovessi impostare la staccionata per fare un’altro esempio , posso usare il cibo come stimolo per salire modellando il comportamento sino a premiare il solo attraversamento completo . Se non voglio usare il rinforzo come stimolo o vado per mimesi ma tocca fare la staccionata anche a noi e probabilmente il cane ci aspetterebbe dall’altra parte ,che è più facile o lo porto su legato .
              La motivazione è importante ,secondo me il rinforzo positivo si può usare come stimolo o meno in base a che cosa ci apprestiamo a chiedergli e alle sue motivazioni nel farlo.

              #23752

              peter-parker
              Utente
                • @peter-parker

                Perciò il rinforzo positivo diventa stressante se la prova richiesta è molto difficle per il nostro cane ed è richiesta “tutto e subito”?
                Se scompongo una prova/richiesta in vari segmenti che via via premio facendoli assimilare, la prova “completa” che andrò a comporre per quanto difficile non sarà stressante perchè sarà frutto di un percorso di piccoli successi rinforzati?

                #23753

                dogbite
                Utente
                  • @dogbite

                  Esatto….

                  #23755

                  Anonimo

                    [color=#008800]Quindi, capisco cosa intendete, e sono d’accordo sul fatto che non vadano create aspettative troppo grandi, ma la soluzione è piuttosto semplice: non crearle con il cibo o con il gioco! Che non vanno usati come motivanti, ma come premi.
                    Mi spiego[/color]

                    sono daccordo anche io

                    da tener presente pero’ una cosa ,a volte non si trovano per quel cane altre forme di comunicazione
                    certo e’ un limite ,ma comunque si devono trovare degli Escamotage

                    #23862

                    Anonimo

                      Uso il tuo stesso esempio: io non avrei messo il bocconcino qualche gradino più su per convincere il cane a salire. Io l’avrei fatto salire in vari modi, e solo dopo che il cane è salito, tiro fuori il bocconcino e lo premio.

                      Perciò nei miei casi non si crea stress. Stesso esempio con Yuma: se io le chiedo, al campo d’addestramento, seduta, non le mostro mica il bocconcino e poi le dico seduta. La faccio sedere e poi le do il bocconcino.

                      non sono molto convinto e spiego il mio punto di vista :

                      1) farlo salire in vari modi : come per esempio ? portandolo in braccio ? trascinandolo ? altri non ne conosco ma forse mi sfuggono!
                      2) far sedere un cane e poi dargli il bocconcino è corretto quando il cane sa fare l ‘ esercizio e quindi ecco il rinforzo ! ma se non conosce l ‘ esercizio con quali metodi insegno a sedersi ? Diciamo che l ‘ esercizio citato è uno dei più semplici e spesso lo esegue quasi automaticamente , ma prendiamone altri più impegnativi …. se non lo induci con il cibo o con il gioco …. mi rimangono solo i metodi .. chiamiamoli tradizionali .. quelli del bastone piuttosto che della carota.

                      Ora al caso citato da Alessio e del rinforzo positivo come e quando attuarlo:

                      Nel caso specifico del cane che rifiuta di salire le scale io avrei agito in un modo un po’ differente : avrei messo i bocconcini ( in piccole quantità) sui gradini e avrei lasciato che il cane ( un po ‘ affamato ) salga da solo ! mi sarei posto alla fine della scala in modo da farmi raggiungere , ma lasciando a lui il compito di vincere ogni diffidenza. Alla fine della scala ci sarebbe stato un premio ancora più interessante : IO !

                      non avrei quindi usato i bocconcini come premio o rinforzo ma come mezzo per distoglierlo da un disagio e fargli superare la diffidenza .

                      Per quanto al nocciolo della questione sono d ‘ accordo con Alessio , anche il rinforzo positivo può essere dannoso se proposta in modo non adeguato.

                      #23863

                      dogbite
                      Utente
                        • @dogbite

                        1) farlo salire in vari modi : come per esempio ? portandolo in braccio ? trascinandolo ? altri non ne conosco ma forse mi sfuggono!

                        non ho fatto questa domanda apposta in modo che gli utenti ragionassero sulla mancanza di chiarezza nel dire ” io l’avrei fatto salire in vari modi”

                        infatti aggirando la domanda nel mio post ho scritto

                        Se non voglio usare il rinforzo come stimolo o vado per mimesi ma tocca fare la palizzata anche a noi e probabilmente il cane ci aspetterebbe dall’altra parte ,che è più facile o lo porto su legato .

                        la palizzata mi è venuta in mente perchè simile alle scale di Alessio

                        #23865

                        Admin
                        Admin
                        • Genere: Maschio
                          • @admin

                          solo per precisione: Kilwinning era appena atterrata da qualche ora, proveniente da abbandono e precedente maltrattamento, aveva circa 5 anni, non sapeva ancora di essere il nostro nuovo cane… e non SAPEVA salire le scale!
                          essendo molto vorace, abbiamo provato prima di tutto con il procedimento illustrato da Giorgio, ma arrivava solo fin dove poteva allungare il collo…

                          ha imparato poi in soli 2 giorni, grazie a:
                          – imitazione di Eddington
                          – sospensione con pettorina (la tenevo con la maniglia)
                          – esercizi sulle scale di un parco pubblico

                          da aggiungere infine che mancava molto di coordinazione psico-motoria, cammina sulle punte dei piedi e addirittura se spaventata o emozionata, pattina sulle unghie.

                          quindi direi che non é il soggetto ideale da prendere come esempio in questo topic
                          :-p

                          #23868

                          angelica
                          Admin
                            • @angelica

                            L’uso del bocconcino come stimolo per modellare comportamenti viene talvolta usato per esercitare il cane negli autocontrolli emotivi e nella gestione dello stress.

                            è un lavoro un pochino delicato che consiste nel mettere il cane sotto stress, ma in una misura tale che riesca a sopportarlo con un po’ di fatica e quindi uscire vittorioso.
                            Se usato bene aumenta l’autocontrollo del cane e soprattutto l’autostima; il rischio nell’eccedere nella richiesta è che il cane rinunci, si rifiuti di lavorare e si senta inadeguato. Sicuramente è bene che questo tipo di lavoro lo faccia una persona esperta, perché è fondamentale saper riconoscere i segnali di stress mandati dal cane e calibrare quindi di volta in volta la richiesta.

                            Kilwinning è una cagnetta molto particolare; nel suo caso, appena arrivata da noi, per lei era un problema qualsiasi tipo di richiesta: anche un semplice “vieni qui” detto con dolcezza, postura e tutti i sacri crismi otteneva come risultato un suo appiattimento al suolo.
                            Ora che ci conosce e si fida di noi è decisamente più collaborativa, e questo a mio avviso mostra come una corretta relazione sia fondamentale nella risoluzione di qualsiasi problema comportamentale.

                            #28605

                            Admin
                            Admin
                            • Genere: Maschio
                              • @admin

                              intanto che lo carichiamo nel nostro sito, sottopongo alla vostra lettura l’ultimo articolo di Vittorino Meneghetti insieme alla nostra Angelica, sull’uso (o abuso) del bocconcino nell’educazione del cane:

                              http://www.acamp.it/index.php/articoli-cultura-pastorale/36-bocconcino-educazione-cane

                              :-)

                              #28621

                              Anonimo

                                Articolo molto interessante…in cui riconosco in parte alcuni modi di agire che la mia educatrice mi fa utilizzare, infatti lei lavora per un centro cinofilo che usa dichiaratamente il metodo gentile.
                                Siccome credo si debbano sempre sentire più campane e cercare di essere aperti e disponibili nel comprendere anche metodi diversi da quelli usati ( e poi ovviamente decidere se condividerli o meno ) , volevo chiedere un parere a chi si occupa di rieducare cani con problemi comportamentali e che non adotta il metodo gentile ( con il quale io attualmente mi sto trovando comunque bene , anche perchè siamo arrivati al punto di non dover usare sempre e comunque i bocconcini che stanno diventando sempre meno frequenti ) : In questo articolo si parla anche dell’approccio usato su cani che hanno problemi di socializzazione con l’uomo..mi chiedevo quale possa essere l’alternativa al modo descritto nell’articolo.
                                Mentre quando si incrocia un cane nei confronti del quale , il proprio cane cerca di abbaiare ecc,che cosa si dovrebbe fare per affrontare il problema (nell’immediato ) senza raggirarlo attraverso l’uso di bocconcini e distrazioni varie?
                                ps. faccio questa domanda perchè non essendo un’esperta ,vorrei cercare di capire se sto facendo le scelte giuste per rieducare il mio cane, perchè non vorrei mai fare qualcosa che possa in alcun modo danneggiarlo

                                #28624

                                angelica
                                Admin
                                  • @angelica

                                  Ciao Liz!
                                  Mi spiego:
                                  mi è capitato di assistere a esercizi di socializzazione in cui diversi collaboratori si disponevano a semicerchio, accucciati, porgendo la mano sinistra (quella esterna al cerchio) contenente un bocconcino. A questo punto il proprietario conduceva il cane verso queste persone, in modo che le annusasse, trovasse il boccone e facesse quindi un’associazione positiva con le persone.
                                  Ora, a mio avviso questo esercizio ha senso anche se non si mette di mezzo il boccone; basta dare un significato diverso alla cosa, ossia “affrontare assieme al proprietario una situazione spaventosa e uscirne illesi o vincitori”. La gratifica, il rinforzo positivo sta nell’esercizio stesso, nell’assenza di conseguenze negative, a cosa serve il bocconcino?
                                  Per molti cani è un elemento inutile per cui usare il biscotto in questi casi funziona comunque, ma per altri è una distrazione, e impedisce loro di concentrarsi sul proprio problema e quindi di affrontarlo.

                                  Il senso dell’articolo è che quando si lavora sulle doti naturali del cane, la ricompensa consiste nell’espressione stessa di queste qualità. Ora, anche la socialità è una dote del cane, quindi in un esercizio di socializzazione, la ricompensa dovrà essere sociale!

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